NON SO MAI COSA DIRE SULL’AMORE


Editoriale del 10 novembre 2024

Dice Rumi nella sua lirica più bella, dedicata all’amore per Dio:

Ho bisogno d’un amante che,

ogni qual volta si levi,

produca finimondi di fuoco

da ogni parte del mondo!

Voglio un cuore come inferno

che soffochi il fuoco dell’inferno

sconvolga duecento mari

e non rifugga dall’onde!

Un Amante che avvolga i cieli

come lini attorno alla mano

e appenda, come lampadario,

il Cero dell’Eternità, entri in

lotta come un leone,

valente come Leviathan,

non lasci nulla che se stesso,

e con se stesso anche combatta,

e, strappati con la sua luce i

settecento veli del cuore,

dal suo trono eccelso scenda

il grido di richiamo sul mondo;

e quando dal settimo mare si volgerà

ai monti Qàf misteriosi

da quell’oceano lontano spanda

perle in seno alla polvere.

Mio nonno Soboi non conosceva Rumi.

Ma al compimento del 25 mo anno d’età, il 3 novembre del 1933, il giorno prima di partire a svernare per le pianure lontane disse alla madre.

“Ho già 25 anni, sono benestante perché ho casa e florido gregge, il fidanzamento dura due anni, 9 mesi per avere il primo figlio: trovate per il mio ritorno una donna che sia adatta a me così mi sposo”.

Il 25 maggio del 1934, tornato dalla transumanza, entrò nei pascoli alti del comunale.

Il giorno dopo tornò col suo meraviglioso cavallo nero a casa per salutare la madre.

Prima che scendesse di sella, mia bisnonna Giuanna gli disse: “Per quella commissione tutto a posto. Ho trovato la donna giusta per te”.

Lui scese e si fece raccontare.

“È di famiglia benestante e onorata. La sua stirpe non ha mai avuto spie, confidenti o persone deboli. È alta, slanciata e ottima massaia, ha la tua età, ma è sana e forte e ti farà molti figli. Alleverete una progenie di figli perbene”.

Nonno cercò un paraninfo, gli promise un paio di scarpe chiodate se l’affare fosse andato in porto e tornò in montagna.

Dopo quindici giorni fece rientro in paese e cercò il paraninfo.

Senza scendere da cavallo gli domandò: “Per quella commissione?”

E quello, che era seduto sulla soglia della sua casa, gli rispose:

“Ti vogliono perché la tua gente è seria e perbene e non avete mai avuto in famiglia spie o confidenti. Ho detto loro che sei alto, bello, coraggioso e lavoratore e la tua famiglia non mancherà mai del necessario. Mi hanno detto di andare a trovarli in segreto domenica notte con tua madre e almeno un tuo fratello e, essendo tu orfano di padre, con tuo padrino Giuanneddu. Se fra ragazzi vi piacete, l’affare è concluso”.

Nonno non aveva mai visto nonna.

Però divenne felice.

La domenica seguente, in gran segreto, ognuno per suo conto e in gran segreto bussarono a casa di mio bisnonno, Soboi Murgia.

Costui li fece entrare e li fece accomodare. Non offrì niente prima che i due ragazzi fossero d’accordo fra loro. Lo interrogò dettagliatamente.

“Quante pecore hai, e quanti maiali, e come sei col fucile, e la tua casa come è? Dobbiamo vederla”.

Lui rispose tutto a puntino. “Ho 200 pecore (che per allora erano moltissime), 70 maiali, un servo pastore, un po’ di terra, la mia casa è perfetta per allevare una grande famiglia, col fucile non uso mai due colpi quando ne basta uno e non ho mai avuto paura in vita mia. La mia famiglia avrà tutto il necessario e anche di più”.

Nonna scese allora dalle scale e lo guardò.

Un sorriso velato solcò il suo bel volto.

Lui si sfregò le mani.

Il futuro suocero disse a nonna Maria.

“Che dici di questo ragazzo?”

E lei: “Se a voi sta bene, a me piace”.

Poi si rivolse al futuro genero: “E cosa dici di questo fiore che abbiamo allevato nella nostra casa?”

E lui: “Se mia madre è d’accordo, a me piace”.

Nonno Murgia prese il vino per gli uomini, il rosolio per le donne, un cesto di dolci fatti in casa e gli disse: “Domenica dopo la messa vieni a casa con i tuoi familiari. L’affare è concluso. Da domenica dovrai chiamarmi babbo e Maria deve chiamare mamma tua madre.

Fra due settimane verrai a pranzo a casa. E così ogni due settimane sino a quando non ripartirai per le pianure. Da lì potrai scriverle lettere a modo. Fra due anni vi sposerete”.

Nonno bevette il suo vino e nonna il suo rosolio. Si guardarono senza sfiorarsi e si salutarono da lontano. Dopo due anni si sposarono. Nel 1936 nacque la prima figlia e poi uno ogni anno per quattordici anni.

Non si staccarono mai e si parlavano senza aprire bocca.

Conservo in casa circa 800 poesie che lui le mandò dalla lontana pianura e altre 800 poesie che lei gli inviò come risposta.

Vissero sempre insieme sino alla morte di lei per 55 anni. Lui gli sopravvisse per 12 anni ma ogni giorno andava in cimitero per portarle uno dei fiori che coltivava nel suo orto apposta per lei.

E ogni volta che poggiava il fiore diventava rosso di fuoco vedendo il suo volto nella fotografia della lapide.

Furono l’uno per l’altra

amanti che,

ogni qual volta si levassero

producevano finimondi di fuoco

da ogni parte del mondo

Ma entrambi ignoravano l’esistenza di Rumi.

Leggo spesso le loro poesie, e piango, perché mai ho provato nella mia vita un sentimento così forte.

Non ho mai capito nulla dell’amore.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Furono l’uno per l’altra /amanti che,/ogni qual volta si levassero/producevano finimondi di fuoco/da ogni parte del mondo/Ma entrambi ignoravano l’esistenza di Rumi.” Da NON SO MAI COSA DIRE SULL’AMORE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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