Sono ormai molti anni che non dico parolacce. Nessuna. Mai.
Questo non significa, ovviamente, che non le pensi. Ma dovendo tradurre il mio pensiero in parole “pulite”, ogni volta che qualcuno fa o dice qualcosa di dannoso, offensivo o semplicemente irritante, mi trovo costretta ad analizzare con attenzione il tipo umano che ho davanti per trovare un termine appropriato: si tratta di un frustrato livoroso? Di un vigliacco meschino? Di un ignorante? Di un maleducato? Di un povero di spirito? Di un esaltato? O di un semplice idiota?
Certo poter reagire a un’offesa, a una provocazione, a un fastidio con bel epiteto scurrile che evochi zone indecenti del corpo umano è molto più semplice e in più dà molta soddisfazione. Ma impoverisce il nostro vocabolario e, insieme, la nostra galleria di tipi umani
A proposito di tipi umani. Qualche giorno fa, in un ufficio pubblico, l’impiegato — prendendo in mano uno dei documenti che gli avevo consegnato — mi apostrofa con tono untuosamente paternalistico e con un sorriso studiato per neutralizzare ogni mia eventuale reazione negativa :
«Eh, non c’è niente da fare, non lo perdete il vizio di stampare su una sola facciata. Vede? In questo modo devo mettere il timbro su ogni pagina, anziché uno ogni due… Senza contare la difficoltà di pinzarle, tutte queste pagine. Perché sa, cara signora, lei i punti metallici per la sua pinzatrice se li sceglie… ma noi dobbiamo usare quelli che ci passano».
Ebbene, mentre con calma esasperante l’impiegato timbrava e pinzava le dodici pagine oggetto del suo sproloquio, riflettevo su come avrei definito quell’individuo raccontando l’episodio a casa: un aggressivo represso? Un frustrato cronico? Il campione mondiale di cialtroneria amministrativa?
Poi mi è tornata in mente una parola della mia infanzia: strollico.
È un termine derivato dal sardo il cui uso si è perso ed è praticamente sconosciuto alle nuove generazioni. In italiano non c’è una parola che renda il concetto di strollico (femminile strollica), né quello di strollichenzia (atto o discorso da strollico) e penso che sarebbe davvero utile introdurre questo termine nella lingua italiana per poter definire questa particolarissima categoria umana. Lo strollico, infatti, è un individuo che non perde occasione per ostentare con compiacimento un umorismo insipido; convinto, a torto, di sapere e capire tutto esibisce una vis polemica stucchevole e un irritante perfezionismo cialtronesco… praticamente un coglione.
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“Poi mi è venuta in mente una parola della mia infanzia: strollico.” Da PERCHÉ È MEGLIO EVITARE DI DIRE LE PAROLACCE – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



