«8Vieni dal Libano, o sposa,
vieni dal Libano, vieni!
Scendi dalla vetta dell’Amana,
dalla cima del Senir e dell’Ermon,
dalle spelonche dei leoni,
dai monti dei leopardi.
9Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana».
Così comincia la canzone d’amore che sta al centro del libro biblico dei Cantico dei Cantici. Forse il Libano, con i suoi monti ricchi di cedri ma anche di anfratti e nascondigli, ha sempre rappresentato, come ogni nord per ogni sud, una ancestrale fonte di attrazione e di paura per gli abitanti del piccolo regno di Davide. Perciò il cantautore del Cantico non trova immagine più adatta per esprimere la sua attrazione e insieme l’inquietudine che ogni innamorato conosce, quando sogna di vedere avvicinarsi l’amata che desidera. Il miracolo della poesia è che trasforma inquietudini e timori nella più intima gioia dell’incontro.
Ma la poesia oggi manca e solo resta la paura che ha sostituito l’abbraccio degli amanti con lo stupro dei missili di morte. Insieme con i cristiani del Libano che hanno protestato dicendo «Non è la nostra guerra», ma la guerra di chi occupa la nostra terra di paradiso e la rende un inferno, a favore non degli “ultimi” palestinesi ma degli interessi di altri sempre “primi”, non ci resta che continuare a leggere il canto di speranza che trasforma in amore l’inquietudine: una poesia insieme la più carnale e la più spirituale, senza ricorrere ai disegnini degli epigrafisti o alle ipotesi complottiste dei traduttori che si autopromuovono su internet. Ed ecco il seguito del canto:
«10Quanto è soave il tuo amore,
sorella mia, mia sposa,
quanto più inebriante del vino è il tuo amore,
e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo.
11Le tue labbra stillano nettare, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano.
12Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, mia sposa,
sorgente chiusa, fontana sigillata.
13I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro e nardo,
14nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo,
con ogni specie di alberi d’incenso,
mirra e àloe,
con tutti gli aromi migliori.
15Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
che sgorgano dal Libano.
16Àlzati, vento del settentrione, vieni,
vieni vento del meridione,
soffia nel mio giardino,
si effondano i suoi aromi.
Venga l’amato mio nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Così comincia la canzone d’amore che sta al centro del libro biblico dei Cantico dei Cantici.” Da Salmo 462 VIENI DAL LIBANO – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



