Salmo 479 AJÒ, IS PÒBERUS…


Editoriale del 7 dicembre 2024

«Beati i poveri…». Ma “beati” chi e in che senso?

Beati come “felici”? Per cominciare, andrebbe anche bene, nel senso del termine assolutamente “mondano” dell’ebraico “fortunati”, ma solo facendo attenzione al “perché” che segue: perché Gesù fa quello che fa, e perché alla fine (v.12) si dirà «rallegratevi ed esultate», non perché i profeti sono perseguitati, ma, al contrario, perché solo i perseguitati rivivono alla faccia dei persecutori.

Beati come “benedetti”? Certo, ma il testo non usa questo termine “sacro”: perché i poveri non più poveri, le lacrime cambiate in sorriso, le terre senza oppressori, le giustizie di coscienze rette, le misericordie ricevute e date, le parole vere scambiate con Dio, le paci tra fratelli e sorelle prima ancora che tra nazioni, ci accorgiamo che sono, quando ci sono, dono divino di conquiste umane.

Beati come “onorati”? Anche, perché cambia il metro per misurare chi conta di più e chi conta di meno nel regno di questo nazareno senza trono.

Beati, infine, come “gente in cammino, in trasferimento”: perché nel termine «’ashrê» un ascoltatore ebreo familiare della lingua sente il suono della radice “’ashar-andare”, che nella forma fattitiva, rimanda a un far “andare da un posto a un altro, da una situazione a un’altra”, e da qui, appunto, il senso di trovare o far trovare “fortuna”. Perciò, l’ebreo Chouraqui, facendo riemergere il senso della supposta etimologia, traduce: «En marche, les humiliés…».

E allora, Signore, ti immagino su una delle nostre colline,

a iniziare la tua predicazione dicendo:

«Ajò, is poberus…».

Troppo simile ad «Allons, enfants…»?

Certo, Signore, ma almeno tu,

che per iniziare a dire il tuo regno diverso

hai usato un termine del tutto “mondano”, e non “religioso”,

permetti a noi, con la nostra lingua, “povera” anch’essa,

perché giudicata sovente non degna dai rappresentanti del sacro,

permetti a noi di meglio dire

che tu non predicavi consolazione, ma rivoluzione.

Mi sbaglio, Signore, o ti ho appena sentito dire «Fortza paris»?

Antonio Pinna (Salmista di Aristan)

E allora, Signore, ti immagino su una delle nostre colline,

a iniziare la tua predicazione dicendo:

«Ajò, is poberus…».

Troppo simile ad «Allons, enfants…»? – Da Salmo 479 AJÒ, IS PÒBERUS… – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista di Aristan)

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