Non metto in dubbio il valore di qualsiasi manifestazione pro-pal. Del resto, qualche conoscenza da quelle parti ce l’ho. Riconosco anche che non è bene fare confronti tra sofferenze. Sto leggendo però sul disastro in Sudan. Fame, morte e distruzione, quando ci sono, sono fame e morte e distruzione uguale dappertutto. Ma i numeri, anche senza voler far confronti, sono lì. Solo a parlare di profughi, più di quattordici milioni di profughi. E il resto, anche peggio.
Chiarendo che non voglio nemmeno immaginare nuove manifestazioni, la domanda però viene: cosa tutto può significare tanta differenza tra pro-pal e no-sudan, sulla stampa, sulle piazze, e nella segreta testa di ciascuno?
Senza bisogno di citazione,
ma per la storia di una croce ben nota,
e certo non per la politica
e nemmeno per le piazze in cemento o digitali,
nella sofferenza
uno non vale uno
uno vale tutti
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Sto leggendo però sul disastro in Sudan. Fame, morte e distruzione, quando ci sono, sono fame e morte e distruzione uguale dappertutto. Ma i numeri, anche senza voler far confronti, sono lì.” Da Salmo 521 EPPURE UNA DOMANDA È POSSIBILE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



