In questi giorni i molto credenti religiosi e i molto credenti di fede opposta hanno avuto modo di esercitare le loro rispettive professioni di fede — e per una volta anche su Aristan, scatenati da una foto che non voleva scatenare tori nell’arena. Verificato però che senza foto non ci sono tori… conviene ricordarlo: qui non si scrive per avere ragione, ma per ragionare con un sorriso, per una sostenibile leggerezza dell’essere.
Che gli opposti talvolta coincidano lo si vede dal modo identico e contrario con cui leggono la “letteratura” biblica della cosmogonia: gli uni parlano (non senza insulti) della favoletta di Adamo ed Eva; gli altri ripetono (non senza minacce apocalittiche) di fatti rivelati. La coincidenza è che entrambi restano sul piano della cronaca.
È vero: tra il 1905 e il 1915 la Pontificia Commissione Biblica obbligava a leggere quei testi come cronaca. Ma nel 1955 la stessa Commissione invitò a considerare quei decreti come frutto del loro tempo, autorizzando l’interprete a «portare avanti le sue ricerche scientifiche in piena libertà». Espressione, quest’ultima, che talvolta scompare nelle citazioni. Del resto, già Pio XII nel 1943 aveva aperto la strada ai “generi letterari”, poi confermati dal Concilio Vaticano II.
Le ricerche antropologiche — e certo anche Lévi-Strauss — hanno mostrato che quei racconti non sono favolette, ma filosofia narrata: miti, tentativi antichi di sciogliere i dilemmi del presente. I lettori ben informati, di qualsiasi tipo credenti, dovrebbero tenerne conto — «in piena libertà» di ricerca.
Così arrivo a leggere, nella “favoletta mito”,
che l’umano partecipa del divino
non perché evita la morte,
ma perché “conosce bene e male”:
della medesima nudità,
figura di ogni realtà umana,
conosce intimità e vergogna,
nudo amore e nuda violenza.
Conoscenza divina
oltre l’umana conoscenza dantesca,
difficile da portare nelle contraddizioni della vita,
se non fosse per quel Dio vicino del racconto,
capace di vestire
oltre le nostre inutili foglie di fico.
Racconto di caduta,
l’hanno chiamato.
O racconto di salita?
Verso un futuro umano diverso,
perché a immagine e somiglianza di un Dio diverso,
che attraversa il bene e il male
nella misericordia di un sorriso che veste. (Genesi 3)
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
Che gli opposti talvolta coincidano lo si vede dal modo identico e contrario con cui leggono la “letteratura” biblica della cosmogonia: gli uni parlano (non senza insulti) della favoletta di Adamo ed Eva; gli altri ripetono (non senza minacce apocalittiche) di fatti rivelati. Da 561 FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI… E IL MITO CHE CI VESTE Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



