Salmo_502 MARCH TO GAZA, GRIDARE SENZA PIÙ VOCE


Editoriale del 17 maggio 2025

Da alcuni giorni gira a livello internazionale, in tutte le lingue, l’invito a un “silenzio digitale”, ogni giorno, per mezzora, dalle 21 alle 21 e 30 (ora locale di ogni paese), con il titolo “March to Gaza”: «Ogni giorno, a un’ora precisa, milioni di utenti in tutto il mondo spengono completamente i loro social per 30 minuti. Nessun post, nessun like, nessun commento, nessuna apertura di app. Silenzio digitale totale. Non è un’assenza, è un atto di resistenza, uno sciopero digitale planetario». 

Chi ne vuole sapere di più, basta che digiti le parole “March to Gaza” e arriverà prima o poi all’origine di una tale iniziativa, venendo anche a sapere che il silenzio digitale si affianca a una “marcia” effettiva, geografica, verso gli ingressi chiusi di Gaza, chiedendone l’apertura.

Questo il fatto. La proposta può sembrare impossibile e illusoria, tuttavia è presentata “potente” su tre piani o per tre argomentazioni.

Primo, per un impatto sugli algoritmi che segnalano anomalie funzionali ai server della rete.

Secondo, per un impatto simbolico: «In un mondo iperconnesso, tacere digitalmente è un atto radicale. Crea un contrasto netto tra il frastuono dei social e il silenzio imposto a Gaza. È un lutto mondiale visibile, un momento di raccoglimento collettivo».

Terzo: per un impatto politico: «Se l’azione diventa di massa, i leader vedranno che i cittadini possono spegnere il mondo per Gaza. Capiranno che esiste una forza civica organizzata, capace di perturbare l’economia dell’attenzione».

Io ne aggiungo un quarto, l’ impatto sulla coscienza di ciascuno. E lo faccio con le parole di Sant’Agostino citate dal papa Leone XIV e riportate da molti giornali. Ma andare al contesto della citazione in fonte riserva una sorpresa. Si tratta infatti del Discorso n. 80 in cui Agostino commenta l’episodio del Vangelo di Matteo (17,18-20): Gesù ha appena guarito un indemoniato che ogni tanto tentava di uccidersi, e i discepoli gli chiedono: «E noi, perché non siamo stati capaci di scacciare questo demonio?».
Gesù nel vangelo risponde: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

E sant’Agostino conclude: Ecco perché, fratelli, vi diciamo: pregate quanto potete. […] Volesse il cielo che non ci fossero cattivi in gran numero e non ci fossero molti mali. “Tempi cattivi, tempi penosi!”, dice la gente. Ma viviamo bene e i tempi sono buoni. I tempi siamo noi; come siamo noi così sono i tempi (Mala tempora, laboriosa tempora, hoc dicunt homines. Bene vivamus, et bona sunt tempora. Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora)». E Agostino aggiungeva la domanda, che serve da conclusione anche ora: «Sed quid facimus? Ma che facciamo?».
Già, che facciamo? Perché la domanda degli antichi discepoli resta ancora la nostra: E noi, perché non siamo capaci di scacciarli, questi diavoli di morte?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Da alcuni giorni gira a livello internazionale, in tutte le lingue, l’invito a un “silenzio digitale”. Da Salmo_502 MARCH TO GAZA, GRIDARE SENZA PIÙ VOCE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

« Archivio »

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA