SAPERE O NON SAPERE?


Editoriale del 24 gennaio 2017

Arriva nelle sale italiane un film di fantascienza che vi consigliamo di vedere. Era da molti anni che il genere boccheggiava: dal sopravvalutato “Interstellar” di Nolan, statico e verboso nella sua presunzione filosofessa, al recente “Passengers” di Tyldum, modestissima romanticheria alle soglie del ridicolo, le galassie e le astronavi erano garanzia di noia siderale, in assenza di gravità e intelligenza. Anche stavolta, e non è certo una novità, sulla Terra sbarcano gli alieni. E pazienza se, a chi conosce la Toscana, la loro astronave ricorderà l’uovo gigante che c’è a Collesalvetti tinto di nero. La linguista Amy Adams e lo scienziato Jeremy Renner cercano di comunicare con gli extraterrestri per capire quali intenzioni abbiano, prima che la Cina e la Russia, ansiose di menare le mani contro gli invasori, facciano scoppiare una guerra planetaria. Il film è intitolato “Arrival”, diretto dal canadese Denis Villeneuve: ottima confezione, bravi attori e una robusta tensione in grado di catturare gli spettatori. Ma non è questo il principale motivo di interesse. Se ve lo raccomandiamo è perché il film, dietro il velo della fantascienza, spreme i succhi del mondo di oggi (la difficoltà di trovare un linguaggio per comunicare con gli stranieri, la diffidenza verso l’altro, la voglia di erigere muri), ma soprattutto perché, attraverso un intreccio narrativo che non è certo il caso di rivelare, pone una domanda filosofica di importanza nevralgica e di innegabile fascino, che ha a che fare col cinema e con l’esistenza di tutti: come potremmo vivere se conoscessimo il nostro futuro? Ci scopriremmo capaci di goderci ancora di più ogni istante del presente, proprio perché saremmo al corrente delle delusioni, dei dolori e delle date dei lutti che ci attendono, oppure, al contrario, tutto ci sembrerebbe inutile e impossibile da vivere? Scardinando il concetto di tempo (dimensione centrale del cinema e della vita) e sostenendo che “noi siamo le nostre parole”, “Arrival” ridimensiona la morte. Meriterebbe un cineforum come ai vecchi tempi: c’è materiale da discutere fino a notte fonda.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Cercano di comunicare con gli extraterrestri per capire quali intenzioni abbiano (da SAPERE O NON SAPERE? editoriale di Fabio Canessa)
domande e risposte – da A come Andromeda (1972) sceneggiato televisivo diretto da Vittorio Cottafavi

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