Associando il termine “sacrificio” a una rinuncia, a una privazione e alla sofferenza e al dolore che ne scaturisce se ne occulta il significato profondo, che ne fa una delle parole chiave per comprendere la storia e la cultura dell’uomo. Esso è infatti l’espressione della convinzione che esistano due mondi, quello del visibile e quello dell’invisibile, che interagiscono e s’influenzano reciprocamente. Per controllare in qualche modo questa relazione e trarne effetti positivi tutte le tradizioni religiose si affidano a un atto di culto rituale, il sacrificio appunto, che consiste nell’immolare una vittima per offrirla alla divinità e ottenerne in cambio benevolenza e protezione. Con questa azione si rendeva sacro il terreno in cui essa veniva compiuta, se ne prendeva possesso con una cerimonia di purificazione e lo si dedicava al viaggio dal visibile all’invisibile.
A Pimentel, vicino a Cagliari, c’è un luogo magico che esprime e sintetizza al meglio tutti questi significati. È il Giardino di Lu, creato nel 2016 da Maria Fois Maglione in memoria di sua figlia Luena, strappata via dalla vita, sacrificata all’età di 37 anni dal tumore ovarico. Anziché arrendersi alla disperazione questa madre coraggiosa ha scelto di sublimare il dolore e di rendere sacro il terreno di sua proprietà, trasformandolo in un luogo di esaltazione della bellezza della natura e dell’arte e della solidarietà. Ha cominciato dallo spettacolo straordinario dei fiori, tulipani soprattutto ma non solo, anche fresie e iris, dal tripudio di colori e dalla ricca varietà delle forme e delle dimensioni dei petali e degli steli che essi offrivano. Poi ha fondato un’associazione di volontari con il duplice scopo di portare sollievo alle donne colpite dal male che le aveva strappato la figlia e di avviare una riflessione sulle iniziative artistiche da realizzare per cantare il dolore, consegnandolo alla creatività e trasformarlo in energia positiva. Primo frutto di questa operazione collettiva è stato il murale “Morte è vita”, realizzato dallo street artist Manu Invisible, che attraverso la potenza di immagini fortemente evocative rappresenta la connessione tra fine e inizio, ombra e luce, dolore e guarigione.
Il 20 giugno è stata inaugurata la seconda opera dello stesso artista: una scala dalla dolce pendenza che simboleggia l’ascesa dal visibile all’invisibile, agevolata da tulipani di vari colori allungati da una prospettiva che ne fa il punto di partenza ideale per spiccare questo volo dalla natura, con la bellezza delle sue produzioni, a ciò che la trascende. Al centro, a caratteri cubitali, risalta la parola “Felicità”, proiettata sui gradini con un effetto di distorsione anamorfica, per esplicitare l’emozione che si prova compiendo questo viaggio interiore, che trasfigura il visibile attraverso la lente dell’invisibile. Nei gradini, sparsi qua e là, il termine “salita” accompagnato e sostenuto dai vocaboli “dignità” e “affiancamento”, senza i quali sarebbe impossibile compierla. Uno straordinario effetto di condensazione di significati, che trasforma la percezione visiva in quella che Freud considerava la caratteristica fondamentale del linguaggio dei sogni, la magica capacità di mescolare e fondere, in un’unica raffigurazione, una gamma ricchissima di evocazione di sensi.
Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)
“Manu Invisible attraverso la potenza di immagini fortemente evocative rappresenta la connessione tra fine e inizio, ombra e luce, dolore e guarigione. Il 20 giugno è stata inaugurata una scala dalla dolce pendenza che simboleggia l’ascesa dal visibile all’invisibile” Da SUBLIMARE IL LUTTO E IL DOLORE ATTRAVERSO LA BELLEZZA E L’ARTE – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)



