Di Antonangelo Liori
Capitolo 29 – Il granito
Di come gli archeologi parlino di cose che non sanno come se invece le sapessero.
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Sono un cavatore di mestiere, esperto di granito, per combattere la malattia che mi fa tremare le mani ho iniziato a scavare il granito per realizzare una domus de jannas al posto di quella che, tanto tempo fa, un miserabile speculatore fece saltare col tritolo per realizzare pietre da vendere come sanpietrini.
Non compenso le colpe degli altri ma ci provo.
E mi dà pace interiore.
Sarà per questo mio voto che gli dei ulteriori mi hanno concesso, quando scavo, di non tremare, ed io ringrazio il Signore degli ultimi per questo sacro miracolo.
Conosco il granito come nessun altro, perché nel granito sono nato e col granito e di granito sono vissuto.
E siccome lo conosco so che è impossibile scavarlo con pietra.
Non esiste al mondo nessun materiale naturale che granito scavi.
Serve il ferro.
Solo il ferro.
E hanno scritto nei loro libri che i nostri padri scavarono con la luce delle torce e che con la medesima luce abbiano affrescato, e dipinto, e scolpito quelle cappelle sistina dell’antichità.
Nulla sanno questi che dicono di sapere.
Sarebbero servite tante torce nelle viscere della terra.
E tutte queste torce avrebbero bruciato l’ossigeno.
E gli artisti sarebbero morti avvelenati dalla co2.
Ma nulla sanno quanti granito non conoscono.
E come potevano salvarsi dalle polveri coloro i quali stavano supini a scavare?
Quante fesserie tutte insieme.
Granito scavato con pietre – ma quali?
Domus de jannas illuminate con torce – mortali?
Polvere respirata a pieni polmoni?
Devono resettare tutto questi archeologi.
E provare a scavare con una pietra la roccia di puro granito.
Respirando la polvere.
E poi, sopravvissuti, affrescare enormi sale con la luce di cento torce.
Come si fa a scrivere senza sapere cosa scrivere?
Ma io sono solo un artigiano del granito.
Un amico del granito.
Un figlio del granito.
E qualcosa provo a raccontare.
THARROS, LA NASCITA DELL’OCCIDENTE
Di Antonangelo Liori
Capitolo 30 – Il mistero del ferro
Su come appaia chiaro che il ferro è ben più antico di quanto si sia pensato sinora.
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Il ferro fonde alla temperatura di 1560 gradi.
Il legno ha un potere calorifico ben più alto.
Il leccio ha 4.600 calorie.
La roverella 4.100.
Ma è la radica di erica che batte tutti: circa seimila.
Nelle fiamme dell’erica si fonde e lavora il ferro.
I sumeri lo fondevano 4.000 anni prima di Cristo.
E anche i sardi, altrimenti non avrebbero potuto scavare il granito.
Di ferro la Sardegna è piena.
Praticamente in ogni dove.
Ferro affiorante, senza bisogno di scavi.
E assieme al ferro si trovano in Sardegna interi boschi di erica, quella dalla quale si facevano le pipe.
Il fuoco di radici di erica fondono facilmente il ferro rendendolo duttile e lavorabile.
Queste domus de jannas le scavarono col ferro.
E col ferro ci incisero labirinti ed enigmi.
E a proposito di enigmi, sarebbe compito degli archeologi spiegare questo mistero.
Se hanno pareri diversi lo provino.
Trovino un qualsiasi tipo di pietra che scavi il granito.
Certo, per loro è un grattacapo: com’è possibile cambiare la storia del mondo sostenendo che qui si producesse il ferro prima del bronzo?
Eppure così è: non esistono altre spiegazioni.
Trovino una pietra più forte del granito, oppure ripensino alla storia del ferro.
Io lo so bene, perché nel granito sono nato, col granito ho vissuto e nel granito ancora studio, e rifletto, e penso.
La diorite ha qualche punto in più rispetto al granito, ma la diorite non è utilizzabile per gli scavi e nelle domus de jannas non ne è stata trovata traccia.
Quindi è meglio resettare tutto.
E riscrivere la storia.
THARROS, LA NASCITA DELL’OCCIDENTE
Di Antonangelo Liori
Capitolo 31 – Come si scava supini in stretti cunicoli senza morire di polvere
Come gli antichi scavassero il granito senza respirare le polveri mortali
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Scavo le mie domus de jannas respirando attraverso una lunga canna che mi collega con l’esterno.
Se respirassi polveri sarei morto.
E quindi ho realizzato ciò che mi pareva più opportuno: un sistema di canne che mi consentisse di respirare aria pura dall’esterno.
Lo scavo di una roccia di granito è impresa complessa anche con gli strumenti più tecnologicamente evoluti.
Studio il sistema.
Ci sono vicino, forse, ma non è semplice capire ingegnerie così distanti dalle nostre.
Ma certamente chi scrive fesserie è ben più lontano di me.
Si pensi che una domus de jannas di medie dimensioni, con tre stanze, deve essere svuotata di 30 metri cubi di materiale.
Poiché il peso specifico del granito è di 2,7 tonnellate per metro cubo, parliamo di 80 tonnellate di materiale. Esattamente 800 quintali. Cioè 80.000 chili.
Mi pongo alcune domande: perché nelle domus de Jannas non c’è traccia dei materiali di scavo?
Molto probabilmente perché sono stati rimossi.
Ma dove?
E poi, quanto tempo ci si metteva per realizzare quella che dovrebbe essere una tomba?
E se fosse stata la tomba di una sola persona, sarebbe stata realizzata in anticipo? Perché servono anni per fare una domus de jannas, visto e considerato che al suo interno possono operare poche persone.
Si realizzavano cimiteri pubblici?
Oppure ogni famiglia si predisponeva una tomba propria affidando il lavoro a operai specializzati?
Le mie forze sono dovute al mistero dei luoghi.
La mia testa è concentrata su queste domus de jannas.
Io sono ciò che scavo.
Puro granito, forza di vivere.
THARROS, LA NASCITA DELL’OCCIDENTE
Di Antonangelo Liori
Capitolo 32 – Il gioco degli specchi
Di come la questione delle torce accese sia una autentica fesseria. E la mia soluzione alternativa
Immaginate un po’. Uno scava al buio. Oppure usa torce accese. Se usa torce muore per mancanza di ossigeno, poiché il fuoco ossigeno brucia e sprigiona anidride carbonica.
L’anidride carbonica è un gas asfissiante che viene prodotto in grandi quantità durante il fuoco se c’è un’alta concentrazione di ossigeno. L’accelerazione della respirazione è tra gli effetti che produce sull’organismo umano.
L’uomo respira anidride carbonica e muore.
Una volta che la grotta è scavata, come la si può scolpire e affrescare senza luce?
Impossibile.
La luce prodotta dalle torce?
Fesserie di chi ignora il meccanismo basilare del fuoco. Che vive grazie all’ossigeno bruciando il quale rilascia veleno.
E allora?
C’è una pietra che io conosco che riflette la luce come uno specchio.
Con un astuto sistema di specchi si cattura la luce dall’esterno illuminando la grotta quasi a giorno.
Di che pietre parliamo?
Fluoriti e calciti, naturalmente.
Calciti e fluoriti.
Ma io non sono un archeologo.
Io sono un maestro di pietra.
Di pietra dura e antica.
E amo la pietra, forte come la mia anima.
Amo il granito, che è la mia anima.
Forse occorre riscrivere la storia delle domus de jannas.
Forse occorre resettare tutto.
E ripensare al mistero delle domus de janna.
Cuori che battono nella pietra.



