Di Antonangelo Liori
Capitolo 4 – Pregando davanti agli eroi senza tempo
Di come si racconta che il tempo è una chimera circolare, che inizia laddove finisce, perdendosi nell’immensità dello spazio, dimodoché si vive non in una linea unidirezionale ma nell’ampiezza immortale dello spirito.
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Sono inginocchiato davanti alle statue degli eroi senza tempo, 21 dei 50 figli di Ercole e delle figlie di Tespi.
Dice Aristotele nel secondo libro della fisica che il tempo non esiste di per sé. È la misura del movimento secondo il «prima» e il «poi», E qui nel tempio dove i sardi curavano i mali della mente i matti venivano indotti al sonno con preghiere ed erbe sacre e dormivano per cinque giorni anche se pensavano d’avere dormito un istante appena.
E al loro risveglio guarivano.
Questa città che qui dall’alto vedo tempo non ha.
E io vivo fuori dal movimento secondo il prima e il poi.
Tutto ciò che noi siamo è un punto di vista secondo il prima e il poi.
I malati dormono ai piedi delle statue degli dei immortali.
Oltre il prima e il poi.
Sotto di loro i corpi dei figli di Ercole e Tespi.
Il pugilatore per chi a causa dei giochi impazzì.
L’arciere perché divenne matto in guerra.
E il pirata che protesse il suo capo con lo scudo.
Ognun è pazzo a modo suo, per una sua ragione.
Ho smesso da tempo di misurare il tempo perché ho l’ambizione di divenire immortale.
Non sono più interessato al prima e al poi anche perché il prima e il poi non esistono di per sé.
Quando Dio fece il mondo non pensò a creare il tempo.
Che serve per misurare lo spazio quando andiamo da un punto all’altro.
Servono due ore per arrivare da capo san Marco di Tharros sino a cuccuru is arrius, l’antico villaggio nuragico sepolto dal canale scolmatore.
Queste due ore misurano lo spazio che separa le due entità.
Sono seduto su questo roccia.
E piango,
Non ho tempo per contare il tempo.
Conta il tempo solo chi ha tempo.
Io non ne ho.
Navigo per il mare dell’iniquità.
E certo di trasformare in bellezza ciò che non conto.
Siedo su questa roccia.
E piango.
Sotto di me gli eroi.
Morti ragazzi, meno di vent’anni, ma eterni.
L’età non si misura in lunghezza ma in ampiezza.
Suono le launeddas del bronzetto itifallico.
Il popolo si mette in cerchio e balla.
Ora come sempre: il tempo è circolare.
Solo chi non lo conosce lo misura in lunghezza.
Io, che non ho tempo per contare il tempo, lo valuta in ampiezza.
Non conta quanto ma il quanto è il come.
Sono seduto su questa pietra.
E piango.



