Quasi trent’anni fa, nel 1997, fu inaugurata la stazione artica italiana a Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard (Norvegia). In un avamposto scientifico internazionale a poche centinaia di chilometri dal Polo Nord dedicato allo studio dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico. Da lì Umberto Nobile partì, nel 1926 e nel 1928, per due storiche spedizioni polari in dirigibile.
Sono stato tra i primi ad essere ospitato nella base italiana, con un gruppo di ricerca del CNR che si occupava di radioattività e monitoraggio ambientale. Ci sono tornato altre sette volte, fino al 2002. Ho lavorato in condizioni ambientali estreme, spesso spingendomi con la slitta molto lontano. Col fucile in spalla, l’orso appare quando meno te lo aspetti e Dio sa quanto sono coraggioso.
Oggi tutto questo non interessa più, quello che sta succedendo alla Groenlandia è solo l’inizio, l’Artico è diventata terra di conquista. Al diavolo gli studi, a meno che non servano ad accelerare lo scioglimento dei ghiacci per aprire nuove rotte navali, a rendere più accessibili le terre rare, a giustificare l’installazione di basi missilistiche. Anche la Norvegia, spaventata dall’aggressività di americani, russi e cinesi, sta valutando di limitare l’accesso alle Svalbard alle altre nazioni. E allora addio ricerca internazionale.
Con profonda amarezza, penso che tutto il lavoro che ho fatto, tutti i rischi che ho corso, siano stati inutili. O meglio, penso che siano stati resi inutili.
Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).
“Ho lavorato in condizioni ambientali estreme, spesso spingendomi con la slitta molto lontano. Col fucile in spalla, l’orso appare quando meno te lo aspetti e Dio sa quanto sono coraggioso.” Da UN CARO SALUTO ALL’ARTICO – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).



