LA CRESCITA DELL'AUTOSTIMA


Editoriale del 23 agosto 2016

HOMER-SIMPSON

Tra le tante parolacce che involgariscono il linguaggio odierno una delle più squallide mi pare “autostima”. Ad esempio “cazzo”, “fica” o “culo” non sono parolacce, anzi sono simpaticissime perché risultano vitali e allegre. “Autostima” mette una tristezza infinita, come capita spesso ai termini di conio recente. Infatti non l’ho mai usata né ho intenzione, finito questo editoriale, di scriverla (e tantomeno pronunciarla) mai più. Capisco che una persona possieda “sicurezza”, “vanità”, perfino “orgoglio”, che è un brutto peccato, ma che abbia o, peggio, aspiri all’ “autostima” mi sembra davvero avvilente. C’è qualcosa di sussiegoso e di profondamente mediocre in questo lessema compiaciuto della propria finta umiltà, che pretende di posizionare l’ometto insicuro in una giusta posizione nel gran calderone del mondo, equidistante dalla timidezza frustrante di chi cammina strusciando i muri e dalla tronfia affermazione di sé di chi smania di essere al centro della scena. Invece trovo delizioso il goffo impacciato che non si sente all’altezza della situazione, perché fa tenerezza con la sua umanissima incertezza. Considero formidabile l’uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico (come diceva Montale), ostentando di sentirsi il migliore di tutti: se è davvero di qualità eccellente, il suo atteggiamento è giustificato e la sua presenza è un regalo per tutti; se è un coglione, c’è da schiantare dal ridere perché niente è più divertente dello spettacolo di un pallone gonfiato. Ridursi invece ad accattonare l'”autostima” è solo penoso. Se Nietzsche aspirava al superuomo, l'”autostima” è caratteristica peculiare del miniuomo. Non a caso è il ragionier Fantozzi a dire alla signora Pina “Ti stimo moltissimo”. Me la sono presa a cuore perché leggo spesso sui giornali consigli su come far crescere la propria “autostima”; col risultato che ora trovo insopportabile anche il verbo “crescere” e mi viene in mente Boccaccio che, in alcune novelle del Decameron, definisce “Crescinmano” l’organo genitale maschile. Vorrei al contrario consigli su come azzerare la mia “autostima”, della quale non so che farmene, e diventare invece molto più timido o tronfio di come sono (magari più timido, tendendo io, tra i due, piuttosto al tronfio). L’ultimo consiglio viene dal Sole 24 Ore, con un articolo che considera necessario, per la “crescita” dell'”autostima”, avere il maggior numero possibile di followers sui social network: se hai 3 amici su Facebook sei uno sfigato, se ne hai 25.783 la tua “autostima” gongola. Roba da chiodi. La mia stima (non auto) va a Mario Pannunzio, mitico direttore del Mondo: quando il suo giornale, attestato su una tiratura solida ma elitaria, aveva un’impennata di copie vendute, scuoteva scontento il capo dicendo: “Dobbiamo avere sbagliato qualcosa”. Un gigante dell'”autostima”.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


Tra le tante parolacce che involgariscono il linguaggio odierno una delle più squallide mi pare “autostima”. Ad esempio “cazzo”, “fica” o “culo” non sono parolacce, anzi sono simpaticissime perché risultano vitali e allegre
(da LA CRESCITA DELL’AUTOSTIMA editoriale di Fabio Canessa)
Stima dell’auto – da Cadillac Man – Mister occasionissima (1990) con Robin Williams

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