Salmo 208 PRIMAVERE DI IPOCRISIE


Editoriale del 28 settembre 2019

Era primavera nel 2011. Anche in Yemen le piazze si riempirono a fiorir democrazia. Se le primavere sono lontane, gli inverni sono lontanissimi. Al massimo, nominiamo lo Yemen per sentirci noi, puri in primavera, a chiedere la chiusura delle fabbriche che inviano le bombe di un inverno che sembra irreversibile. E i giornalisti che vanno a raccontarcelo, “embedded”, totalmente controllati in uno o nell’altro schieramento, si sentono complici di propagande interessate a usare come arma di guerra visioni di scheletri affamati.

«Come Nada che ha otto mesi, e pesa a malapena tre chili. Suo padre l’ha stesa su un letto di paglia. La guarda come se stesse aspettando che muoia. La guarda come qualcuno che non può fare nulla. Per quello, come tutti gli altri genitori incontrati in Yemen, che osservano i propri figli morire di fame, non piange, non grida, non chiede».

«E ci siamo chiesti, perciò, se fosse giusto mostrare queste immagini. E abbiamo ritenuto che lo sia, perché il senso della nostra professione è tentare di dare voce agli esclusi, dare un volto alle vite che si spengono di fronte all’indifferenza collettiva, e cercare di cucire la testimonianza di queste vite con il racconto degli interessi che le minano. […] Perché anche i conflitti che ci sembrano lontanissimi, se osserviamo le vittime, diventano prossimi» (L’Espresso, L’inferno Yemen, 22 settembre 2019, p. 17).

«Più fortunati gli uccisi di spada

che gli uccisi per fame» (Lamentazioni 4,9).

Che senso ha dover riscrivere,

Signore, oggi come ieri,

le bombe, che fortuna!

Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

«E ci siamo chiesti, perciò, se fosse giusto mostrare queste immagini. E abbiamo ritenuto che lo sia (da Salmo 208 PRIMAVERE DI IPOCRISIE – Editoriale di Antonio Pinna)

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