TRADUTTORI TRADITORI


Editoriale del 1° dicembre 2021

Ho sempre sottovalutato il ruolo dei traduttori e le loro responsabilità. Interessata ai testi letterari, canzoni e poco altro, ai miei occhi una traduzione sbagliata equivaleva all’“alto tradimento” della sensibilità degli autori e a un sopruso ai danni dei lettori. Invece le conseguenze degli errori dei traduttori, commessi per ignoranza, mancanza di sensibilità, superficialità o fanatismo vanno molto oltre la storpiatura di un verso o la banalizzazione di un ragionamento. Nel libro “111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo” l’autore, Giovanni Capuano, racconta e documenta degli esempi sorprendenti. A cominciare dal signore di origini ispaniche che nel 2009 a New York prese undici volte al giorno la pillola per l’ipertensione, come riportava la traduzione in spagnolo della posologia sul bugiardino. Peccato che la versione originale inglese prescrivesse una pillola “once a day”, una volta al giorno. Il traduttore si era distratto; la parola “once” che in inglese significa “una volta” esiste infatti anche in spagnolo, solo che significa “undici”. Fu colpa dell’interprete e della sua scarsa padronanza della lingua polacca se nel 1973 il presidente Jimmy Carter dopo un’importante visita in Polonia si ritrovò protagonista di decine di barzellette a causa di frasi strampalate come “Ho voglia di conoscere i polacchi carnalmente” (la frase pronunciata dal presidente era “Desidero conoscere le vostre opinioni e i vostri desideri per il futuro”). E poi c’è il caso del Corano e della ricompensa che promette ai martiri dell’Islam: il paradiso con 72 “huri” (fresche vergini perennemente giovani dalla pelle diafana, simili a perle) a loro disposizione per l’eternità. Un premio allettante e uno dei fattori rilevanti che motiva le azioni dei terroristi di fede musulmana. Non fosse che confrontando la versione in arabo moderno del Corano con quelle più antiche di derivazione siro-aramaica qualche studioso ha rilevato che la parola tradotta huri, vergini, era in origine “hur”, ovvero “uva bianca”. Per allietare l’eternità dei martiri il paradiso dell’Islam, dunque, mette a disposizione ben 72 sempiterni grappoli d’uva bianca fresca, dagli acini come perle. Attenti ai traduttori.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“La parola tradotta huri, vergini, era in origine “hur”, ovvero “uva bianca”. Per allietare l’eternità dei martiri il paradiso dell’Islam, dunque, mette a disposizione ben 72 sempiterni grappoli d’uva bianca fresca, dagli acini come perle.”
Da TRADUTTORI TRADITORI – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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