Mentre gustavamo la grandiosa Sacher Torte cucinata da Albo in uno dei suoi momenti di grazia, guardavamo in tv la preghiera di Khamenei dalla grande moschea di Teheran recitata in uno splendido parsi.
“Non credi – gli dissi – che la ferocia di quest’uomo sia legata al safavismo?”
“non sei lontano dal vero”, mi rispose: “Ricordi la poesia di Safi-ad-din Is’haq Ardabili nella quale parla della sua ascensione a Murshid?”
“Certo che ricordo”, gli risposi: “La luce divina del maestro illumina il discepolo”.
“E il fatto d’essere il loro maestro un mistico sunnita in odore di sufismo discendente dal profeta ha spinto gli sciiti safavidi a chiudersi nella loro principesca solitudine rifuggendo ogni modernità”.
“Ma questo – ribattei – va contro le aspirazioni del popolo iraniano, che è invece aperto e moderno. E se non sbaglio scrisse in azero”.
“E questo è il problema. Un persiano discendente dalla Turchia che scrive in azero contraddice ogni ragionamento musulmano. Infatti, come ben sai, gli azeri scrivono in cirillico una lingua turcomanna con forti influenze parsi”:
La comprensione linguistica, pensavo, è alla base della logica simbolica con la quale i popoli interagiscono fra loro.
Esiste un codice, secondo la lezione di Chomnsky, che accomuna gli uomini di tutto il mondo, come fosse una sorta di logaritmo alla base del software di programmazione del cervello umano.
“Io – gli dissi – ricerco il luogo della coscienza per capire se è omogeneo nei figli degli uomini”.
E poi mi appisolai..


