IL VUOTO E LO ZERO


Editoriale del 6 ottobre 2024

Dice Lao Tze nel Tao te ching:

“con l’argilla bagnata si formano i recipienti; ma è il vuoto che è in essi a consentire la pienezza dei vasi.”

Da cui discende il corollario:

“C’è la parte visibile dell’utilità; ma l’essenziale rimane invisibile “

.

Questo concetto sta alla base dello zero, un’invenzione indo-babilonese successiva di circa 3 secoli alla massima zen.

Il vuoto di due vasi le cui bocche combaciano da origine a un non numero, lo zero appunto.

Zero indica la cardinalità dell’insieme vuoto: se la sottrazione di due numeri dà zero significa che questi numeri sono uguali.

Di par suo lo zero non vale nulla.

Se è mediale – 101 – definisce un’assenza. Se è “operatore” si aggiunge “n” volte ad una cifra e serve a trasformare quest’ultima in un valore “n” volte più grande, secondo la base scelta.

Pur essendo nulla, lo zero è tutto.

È quell’essenziale che resta invisibile.

Furono gli indiani a trasformare lo zero in un numero e fu Kandinsky a essere ossessionato dallo zero, come dimostra in una delle sue opere più famose ‘Circles in a circle’, circoli in un circolo, nel quale pare di sentire l’opera metafisica di Debussy, ‘La mer’, nella quale le onde del mare compongono il vuoto assoluto nel rinchiudersi in se stesse con perfezione aurea.

Se Kandinsky si ispira a Debussy costui a sua volta si ispira per quest’opera straordinaria a William Turner che descrive lo zero assoluto nella sua opera magna, Luce e colore, ispirata a sua volta alla teoria dei colori di Goethe, con la sua ruota cromatica nella quale tutto si fonde nel vuoto assoluto del non colore, il quale si ispira a sua volta alla teoria delll’omicron, cioè dello zero, di Plotino che si ispira nuovamente allo zero babilonese.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Furono gli indiani a trasformare lo zero in un numero e fu Kandinsky a essere ossessionato dallo zero, come dimostra in una delle sue opere più famose ‘Circles in a circle’, circoli in un circolo, nel quale pare di sentire l’opera metafisica di Debussy, ‘La mer’, nella quale le onde del mare compongono il vuoto assoluto nel rinchiudersi in se stesse con perfezione aurea.” Da IL VUOTO E LO ZERO – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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