Albo non aveva una grandissima concezione del peccato, come dimostra tutta la sua esistenza.
Ciò che per lui contava era una rettitudine morale interiore.
D’altronde l’ordine morale è un mero punto di vista e lo dettano i ricchi a disdoro dei poveri.
Ci pensai mentre lui preparava le sue mitiche cotolette impanate e, per similitudine, mi venne in mente l’etica.
Infatti non esiste nulla al mondo che non sia buonissimo una volta fritto.
Intuì cosa stessi pensando.
“Hamartia – mi disse – significa in greco mancare il bersaglio. Ed è con hamartia che i septuaginta hanno tradotto le varie connotazioni di peccato usate nella bibbia ebraica. Ma tutti questi ruotano attorno al concetto di violazione della legge dei dieci comandamenti, che è legge morale dettata direttamente da Dio, per chi in Dio crede. Ma io non credo che un Dio possa esistere.”
“Infatti gli ebrei sulla tragressione della legge hanno costruito una delle loro feste più importanti, lo Yom Kippur, cioè i giorni dell’espiazione”:
“Ogni religione costruisce sulla colpa la sua forza, come se deviare dalla legge fosse il massimo degli ostacoli verso la perfezione”
Così mentre parlava ripensai al pleuroma di Mani, che si fondava su cinque pilastri:
Fiato pestilente
Vento ardente
Oscurità
Nebbia,
Fuoco bruciante
Un tremore mi prese tutto.
Che ci facevo io lì, in una condizione innaturale per l’essere umano?
Guardai fisso il muro e la fame passò,
Avevano ragione i manichei: esistono due mondi distinti: il mondo della Luce, retto da Dio, il Padre di Grandezza, e il mondo delle Tenebre, il regno della materia, del disordine, dove regna Ahreman, il più grande dei demoni.
Ripensai intensamente all’avesta e ricordai ciò che disse Zarathustra nel quinto verso dello Yasna.
«Dimmi quindi che cosa tu Aša, e cosa voi mi avete assegnato da meglio conoscere e successivamente da tenere bene a mente, grazie a te, Buon pensiero, quello che io ho contemplato e per il quale provocherò invidia. Dimmi di tutto questo, o Ahura Mazdā, ciò che accadrà e ciò che non accadrà»
So perfettamente che quando morirò nessun fuoco riuscirà a scaldarmi.
Il gelo prenderà il mio corpo e il mio sangue ghiaccerà.
Mi sdraia sulla branda e dormii.
Come morto.
Albo mangiò, facendo finta che non esistessi.


