Salmo 467 SILENZI DIVERSI. ED È ANCORA PREGHIERA


Editoriale del 14 settembre 2024

C’è silenzio e silenzio. E ai buonisti credenti (non sempre identici con i credenti buonisti) il silenzio del loro Dio non è mai piaciuto. Così hanno trovato aiuto nei loro “esperti” biblisti di successo per trasformare il grido di Gesù sulla croce in una tranquillizzante professione finale di fede, con la scusa che il Salmo 22 che Gesù sembra iniziare dicendo «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», egli lo ha continuato a recitare con la sua bocca ormai secca, come fosse un tranquillo monaco che recita il salmo “a s(i)esta”, terminando infine dopo trenta lunghissimi versetti, lunghi quanto un lungo alfabeto con due strofe per ogni lettera, dicendo che in fondo non c’è nessun problema, anzi: «io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza… Al popolo che nascerà diranno: Ecco l’opera del signore!». Anche Gesù, santo subito!

Ma proprio nessuno dei buonisti credenti trova strano che giusto per questi versetti non risuoni il ritornello del vangelo di Matteo che appena può aggiunge «E questo disse perché si compisse la Scrittura»? Così come non si accorgono, forse da buoni teologi ma da cattivi lettori di narrativa, della crescente solitudine di Gesù che il vangelo di Matteo ha sottolineato, prima raccontando l’abbandono dei suoi compagni di sogno, poi il rinnegamento di quel discepolo cui aveva messo pieno di speranza il soprannome di “Roccia”, infine il suo isolamento in mezzo a soldati che nemmeno capiscono la sua lingua e che sanno solo di crocifiggerne uno in più,e tuttoi mentre le tenebre intorno sembrano riprodurre quelle che lui, e non solo lui, ha dentro.

Mi è capitato, invece, in questi giorni di pensare a quel grido disperato leggendo un altro salmo, il Salmo 37(36), che tutti dimenticano, fissati sulla finale senza più problemi del salmo 22, e che proprio Gesù conosceva bene, perché esattamente da quello aveva preso il ritornello per il sogno del suo regno: «Beati i poveri perché Dio regna per loro, beati gli afflitti perché Dio li consola, beati i miti perché da Dio erediteranno la terra …». Ebbene, con quel salmo Gesù in sinagoga per tre volte ripeteva che Dio era uno che non abbandona: «…non ho mai visto il giusto abbandonato né i suoi figli mendicare il pane… Perché il Signore ama il diritto e non abbandona i suoi fedeli … Il malvagio spia il giusto e cerca di farlo morire, ma il Signore non lo abbandona alla sua mano…». Per di più, alla quarta strofa aveva imparato a memoria l’esortazione «Desisti dall’ira e abbandona lo sdegno», e alla quinta strofa «Sta in silenzio davanti al Signore e spera in lui».

Sta in silenzio? No, sulla croce Gesù non sta in silenzio, non abbandona lo sdegno, fa e dice il contrario di quello che pregava in sinagoga, si rimangia “ultimo boccone” il salmo. Ma è ancora preghiera.

E leggo, Signore, le parole di un ebreo morto nel ghetto di Varsavia:

«Credo nel Dio di Israele,

anche quando ha fatto di tutto per farmi smettere di credere in Lui».

«Dio ha nascosto il suo volto al mondo».

«Metterò i fogli su cui sto scrivendo queste righe in una bottiglia vuota

e la nasconderò qui tra i mattoni del muro sotto la finestra.

Se qualcuno le troverà e le leggerà,

forse capirà il sentimento di un ebreo, uno dei milioni,

che è morto abbandonato da Dio,

nel quale credeva così profondamente».

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“C’è silenzio e silenzio.” Da Salmo 467 SILENZI DIVERSI. ED È ANCORA PREGHIERA –  Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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