Più di diecimila soldati della Corea del Nord sono stati inviati sul fronte ucraino in aiuto della Russia. Anche se il territorio della Corea del Nord è più o meno quello dell’Italia settentrionale, i grandi del mondo si consultano preoccupati per l’ampliarsi della guerra. Non si saprà mai invece cosa passi per la testa di uno qualsiasi dei soldati nordcoreani, mandati a rischiare la vita in un paese di cui forse non conoscevano nemmeno l’esistenza. Non si saprà perché nessun giornalista potrà domandarglielo, e anche se glielo potesse domandare, quel soldato prima di rispondere penserà alla famiglia che ha lasciato nel suo paese, classificato all’ultimo posto nel mondo per la libertà di stampa ma al primo posto per la militarizzazione e la “brutalizzazione” dei suoi cittadini. Di sicuro, come non si sa di certo quanti sono stati costretti a partire, così non si saprà nemmeno quanti torneranno vivi. E per i morti, non ci sarà nessun monumento al milite ignoto. Tutti ignoti per colpa dei soliti noti.
È però quasi certo, Signore, che
fra quei diecimila soldati nessuno è cristiano,
o forse, per le statistiche, “uno”, o quasi.
Ma anche per loro valga l’antico salmo:
«I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre le lacrime mie raccogli».
Facci dunque capire, Signore,
quale sia la differenza
fra i tuoi noti e i nostri ignoti.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Non si saprà mai invece cosa passi per la testa di uno qualsiasi dei soldati nordcoreani, mandati a rischiare la vita in un paese di cui forse non conoscevano nemmeno l’esistenza.” Da NOTI E IGNOTI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



