In prigione si cucina sopra un fornello da campeggio e ciò implica una complessità culinaria che non ha ragione.
Anche i dolci sono prevalentemente al cucchiaio, essendo vietato il forno.
Piccole cattiverie senza ragione delle quali il detenuto due volte soffre.
Mentre io montavo l’albume per il tiramisù, Albo disponeva i pavesini sulla terrina dopo averli bagnati nel caffè freddo.
“Sai cosa desidero realmente?”, mi disse all’improvviso.
“Tante cose”, gli risposi.
“Una sacher torte. Il dolce più straordinario del mondo, vero ombelico di ogni dolcezza”
Pensai a quel ragazzo di sedici anni, Franz Sacher per il principe Klemens von Metternich il 9 luglio 1832 a Vienna.
Improvvisamente ammalatosi il capocuoco, questo sguattero sedicenne ghiotto di cioccolato, senza rivelare nulla a nessuno, predispose due strati di pan di Spagna al cioccolato leggero con al centro un sottile strato di confettura di albicocche. Ricoprì poi il tutto di uno strato di glassa di cioccolato fondente. I camerieri lo presentarono come dessert a un pranzo ufficiale dove, gustatolo, fece impazzire principi e re.
Solo dopo Metternich scoprì che questo prodigio venne realizzato da un bambino che lavava le pentole cercando di carpire i segreti del maestro pasticciere.
Fu un trionfo per Franz Sacher, che divenne un’icona mondiale, imponendo ai propri eredi di non rivelare a nessuno la ricetta.
“Ciò che fu consentito a uno sguattero”, mi disse, “è vietato a me”, con la sua solita aristocratica alterigia.
Io intinsi un dito nella splendida crema.
“Chi non può mietere raccoglie spighe”, gli risposi.
E attesi con santa pazienza che il tiramisù si raffreddasse fra le inferriate della triste finestra.


