Trascorsi notti senza speranza, sentendo le blatte volare.
E per sopravvivere mi aggrappai all’essenza delle cose, ripetendo dentro me il poema degli atomi diJalāl al-Dīn Rūmī, che lo compose durante una notte di sua massima disperazione:
“O giorno, sorgi!
Gli atomi danzano,
le anime, perdute nell’estasi, danzano.
All’orecchio ti dirò
dove la loro danza li conduce.
Tutti gli atomi nell’aria e nel deserto,
lo sentono bene, come se fossero inebriati.
Ogni atomo, felice o miserabile,
è innamorato
del Sole,
di cui nulla può essere detto.”
Ma non sorgeva quel sole, non sorgeva.
Il gelo entrava in me, e non è mai andato via.
Ora so che è un annuncio di morte: il giorno in cui me ne andrò non sarà perché il cuore ha smesso di battere, ma perché si è esaurito l’esicasmo grazie al quale riuscivo a riscaldarmi.
Ho la fortuna di conoscere il greco antico.
E posso quindi cogliere la grazia di Gregorio Palamas, che non gode di alcuna traduzione.
“I pensieri vanno e vengono come la schiuma del mare, ma il fondo dell’essere deve restare immobile.”
E immobile sono rimasto, nel segno della mia fede.
Ho conosciuto morti ben più atroci della morte.
Ho conosciuto la morte della mia anima.
Ho conosciuto la morte dei miei affetti.
Ho conosciuto la morte del mio cuore.
Ma sono riuscito a conservare almeno un filo di speranza, anche quando sentivo il sibilo delle blatte che volavano sopra di me.
Anche quando sentivo chiudere a chiave la mia porta con tre giri.
Anche quando tutto sembrava perduto.
Ho sofferto il gelo dentro di me, e quel gelo non è mai andato via.
Quel filo di speranza mi ha riscaldato perché gli atomi danzano.
Ma il sole non sorgeva, non sorgeva mai.
E rileggevo Palamas dentro di me:
“Se osservi bene il papavero, esso ti rivelerà non solo la dirittura dello stelo, ma anche la flessibilità sotto l’azione del vento.”
Ascolto la sinfonia numero 8 di Haydn e resto incantato nel rondò del quarto movimento, con le due crome in levare eseguite da archi e fagotto, che riprendono il primo movimento.
Perché la vita è circolare e muore nello stesso punto in cui nasce.
Ma alla fine il fagotto cosa è se non un mantice a soffietto?
Chiude come nasce, in sol maggiore.
Le blatte che volano sulla mia testa sono solo un minimo disturbo.
“le anime, perdute nell’estasi, danzano.”
In sol maggiore.
Ma niente danza in me.
Eccetto un tenue filo di speranza.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
Gli atomi danzano,
le anime, perdute nell’estasi, danzano.
All’orecchio ti dirò
dove la loro danza li conduce.
Da IL GELO IN ME – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



