ANTONANGELO LIORI SU ALBO VALDES: Albo Valdes e la libertà dei prigionieri


Editoriale (bis) del 10 novembre 2024

Preparava Albo una zuppa di cipolle alla francese.

Col fornellino da campo della cella ci si impiega circa 2 ore.

Un tempo letteralmente esagerato.

Aggiunse molto olio al peperoncino.

“LA libertà del prigioniero è uguale alla libertà di chi prigioniero non è essendo la libertà una semplice posizione psicologica”, mi disse:  “infatti si è liberi col pensiero anche in catene”.

“Il ragionamento – gli risposi – funziona solo ed esclusivamente da un punto di vista di mero principio. Poi però ti è impedito il movimento”.

“È impedito anche all’impiegato e al paralitico: nessuno può fare ciò che vuole su questa terra. Pensa alla cipolla che abbiamo messo sulla pentola: pensava d’essere una libera creatura del mondo, poi è arrivato il contadino che l’ha strappata alla terra e noi che l’abbiamo tritata e messa in pentola. L’uomo è come questa cipolla. Pensa d’essere libero, poi arriva una donna che lo strappa al terreno, i figli che lo tritano anche se con amore, il mondo che lo cuoce e qualcuno si sazierà con le sue polpe”.

Ripensai all’etica di Calvino nel suo.  “La difesa della dottrina della servitù e liberazione della libertà umana” laddove sostiene che “non possiamo stabilire chi sia salvato e chi dannato, se non coloro a cui Dio non solo offre la salvezza, ma dà anche una certezza tale, per cui la realtà non può essere incerta né dubbia”.

Ci pensai, ma non gli dissi nulla perché mescolava le cipolle con tanta grazia che ogni interruzione filosofica sarebbe stata pura eresia”.

“Il sale – gli dissi – non hai messo il sale”.

“Un pizzico – mi rispose .– assieme al pepe nero. Ma solo alla fine”.

E così attesi.

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