ANTONANGELO LIORI SU ALBO VALDES: Albo Valdes e i dolci creati


Editoriale (bis) del 15 dicembre 2024

Mentre Albo preparava le pizze da cuocere nel piatto di sale e limone io gli leggevo il libro di un detenuto siciliano, Francesco Fabio Valenti, Francesco Fabio Valenti, che in prigione è diventato pasticcere trasformando la sua minuscola cella in un laboratorio profumato

Il libro ha come titolo “I dolci creati” e a ogni creazione abbina un articolo del codice penale, quasi per divorare con dolcezza colpa e dolo.

“in effetti – mi disse Albo – i dolci sono la metafora stessa della vita. Sono dannosi e portano solo danni: colesterolo e diabete. Ma della loro bontà non possiamo fare a meno e nessuno resiste davanti a un fragrante babà. Il peccato e la penitenza sono dentro il nostro corpo e non fuori da lui: occorre riconciliarsi con se stessi per concepire la nostra distruzione attraverso il nostro piacere”.

“Beh – gli risposi – per cibarsi di portate salutistiche dovremmo mangiare solo carote e finocchi e questo sarebbe buono ma tristissimo”.

“Infatti – mi fece – la vita sana ha un tristissimo orizzonte e bene ha fatto questo Valenti a usare il piacere come metafora del dolore”.

Non capii se non in un secondo tempo ciò che voleva dire.

“abbondiamo con mozzarella e capperi”, gli domandai.

E non se lo fece ripetere due volte.

Poi spruzzò sopra un po’ di olio al peperoncino e mise la prima pizza sopra il piatto di sale che faticosamente aveva realizzato dopo lunghissima cottura per sopperire all’assenza del forno.

Tutto, infatti, si può sopportare.

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