BENITO URGU, IL POETA


Editoriale del 16 dicembre 2024

“Cabarettista”, “cantante”, “comico”… tutte le etichette che sino ad oggi hanno tentato di definire Benito Urgu sono parziali, inadeguate e, spesso, fuorvianti.

Benito, in realtà, è un veggente; questa forse è la parola che definisce meglio la sua essenza. Uno che non si limita a guardare: vede. E sa raccontare.

“Guardare” dal germanico wardon vuol dire “stare in guardia”; l’etimologia rivela in chi semplicemente guarda un atteggiamento di chiusura, di diffidenza; chi si limita a “stare in guardia” ha una percezione limitata, convenzionale di sé. Tutto il resto è “gli altri”.

Meglio mantenere le distanze, possono essere contagiosi.

Per “vedere” gli altri, invece, non basta guardarli (spesso chi guarda non vede niente), serve un incantesimo; bisogna saperli indossare, saper assumere il loro punto di vista.

Solo guardando se stessi con gli occhi di un altro, infatti, si può scoprire che, miracolosamente, le differenze tra l’Io osservante e l’Io osservato sono irrilevanti, anzi, non c’è alcuna differenza. C’è solo un Io più vasto.

L’Io di Benito è addirittura sterminato.

Vivendo in un perpetuo incantesimo, infatti, Benito s’identifica con l’universo, quello fisico e quello metafisico, e lo urgumorfizza; lo reinventa con un sorriso affettuoso che trasforma una possibile prevaricazione cosmica in un piacere condiviso.

Ma Benito non si accontenta di assumere il punto di vista dei colleghi umani (le Desoline, gli Antoni Cau, i Giorgetti da Pirri, i Pinucci Mallus, i Roger Murru e gli altri diecimila), lui va oltre, diventa gallina, fantasma, asteroide, angelo, campanello, microbo, filo d’erba, elefante, pelo, nuvola, arcobaleno, asparago, gatto, lavandino, goccia d’acqua, millepiedi… diventa tutto quello che i suoi sensi e la sua fantasia riescono a intercettare, e si racconta.

Disturba se questi racconti li chiamo poesie?

Filippo Martinez (Urgologo)

BENITO SARÀ IN CATTEDRA ALL’UNIVERSITÀ DI ARISTAN CON ROMOLO G. CAPUANO E LUCA COCCO PER LA LEZIONE INTITOLATA “I MISTERI DELLA PAREIDOLIA”.

“Cabarettista”, “cantante”, “comico”… tutte le etichette che sino ad oggi hanno tentato di definire Benito Urgu sono parziali, inadeguate e, spesso, fuorvianti. Da BENITO URGU, IL POETA – Editoriale di Filippo Martinez (Urgologo)

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