IL PARADOSSO DELLA CODA


Editoriale del 17 gennaio 2025

In un caldo pomeriggio estivo, una lucertola si gode il tepore dei raggi del sole, ignara di essere osservata da un gatto.

Con un salto predatorio veloce ed elegante, che rende uguali tutti i felini, dalla tigre siberiana al gatto, dal puma al caracal, la lucertola è raggiunta dalle zampe del gatto.

Sotto i miei occhi, in pochi secondi, ecco manifestarsi il paradosso della coda, come lo ha soprannominato l’ingegnere biomeccanico Yong-Ak Song. Forte e fragile, la coda della lucertola si stacca, consentendo al rettile di perdere sì parte del suo corpo, ma di conservare la vita. La sorpresa del gatto è palpabile, anche perché tra le zampe stringe quel moncherino che proprio per attirare l’attenzione del predatore lontano dal corpo a cui un tempo apparteneva, continua a muoversi e a contorcersi come se fosse ancora qualcosa di vivo. Questo sacrificio per la lucertola non è privo di costi. La coda è infatti importante per camminare, per far colpo su una femmina e anche come dispensa per accumulare il grasso.

Ho visto questo fenomeno diverse volte in vita mia e letto vari studi, anche recenti, che spiegano fisiologicamente come, quando e perché si verifichi l’autotomia, ossia la volontaria amputazione di una parte del proprio corpo. È un fenomeno sofisticato, infatti la lucertola non può perdere la coda ogni volta che si impiglia in una roccia o in un ramo, ma deve perderla solo se effettivamente rischia la vita.

La Natura spesso mi offre spunti di ragionamento e di malcelata ammirazione e così avviene anche per la lucertola che, come extrema ratio, si priva di una parte importante di sé. Importante ma non quanto la propria incolumità. Importante, ma sempre meno della propria vita.

E penso a quante volte dovremmo allontanare, evitare, eliminare, situazioni, oggetti e persone che sappiamo essere per noi nocivi, ma che invece continuiamo a permettere che facciano parte della nostra vita. Relazioni, lavori, amici, paure, idee, abitudini, impegni, pensieri che, come zavorre esistenziali, dovremmo saper “potare”, dovremmo saper lasciar andare a contorcersi lontano da noi, proprio come fa la piccola, lungimirante lucertola con la sua coda.

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“Relazioni, lavori, amici, paure, idee, abitudini, impegni, pensieri che, come zavorre esistenziali, dovremmo saper “potare”, dovremmo saper lasciar andare a contorcersi lontano da noi, proprio come fa la piccola, lungimirante lucertola con la sua coda.” Da IL PARADOSSO DELLA CODA – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

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