“Chiedo risposta in merito alla proposta di modifica degli orari di funzionamento del riscaldamento condominiale!” Questa frase inviatami qualche giorno fa su WhatsApp dall’amministratrice del condominio di mia madre ha riacceso la mia antipatia nei confronti del punto esclamativo. Ma come, non solo questa signora usa WhatsApp per le comunicazioni formali, ma ci aggiunge anche un punto esclamativo? E per esprimere che cosa, poi? La sua impazienza? La sua insofferenza? Non lo sa che il punto esclamativo non deve essere usato nel linguaggio formale proprio perché esprime emotività e soggettività?
Lo ammetto, il mio rapporto con il punto esclamativo o ammirativo è difficile. E aggiungo, lo è sempre stato; all’inizio, alle scuole elementari e alle medie, era qualcosa a metà tra la soggezione e la diffidenza: quel segno mi imbarazzava, mi sembrava quasi sempre eccessivo, invadente, ridondante. Più tardi, le mie riserve hanno trovato conforto nella letteratura; da Shakespeare che ha raccontato una delle più appassionate e tragiche storie d’amore della lettura mondiale usando in tutto quattro punti esclamativi (parlo della versione del “Romeo and Juliet” contenuta nell’in-folio del 1623); a Leopardi che usa otto punti esclamativi in tutte le “Operette morali” e che nello “Zibaldone” condanna definendolo “miserabile e barbaro” “l’uso moderno di tramezzare tutta la scrittura di segnetti e punti ammirativi doppi, tripli”. Per arrivare a Hemingway che ne “Il vecchio e il mare” di punti esclamativi ne utilizza uno solo. Poi, però, è arrivato WhatsApp ed è stata la fine: vagonate di punti esclamativi, a gruppi di due, tre, cinque… ad accompagnare auguri di tutti i tipi, a enfatizzare giudizi e opinioni e perfino gli appuntamenti (ci vediamo alle cinque!). Un’apocalisse. Ho cercato di farmene una ragione riflettendo sull’utilità di tutti quei segni: dare l’impressione di calore e partecipazione emotiva a una comunicazione scritta sintetica, essenziale e spesso seriale. E comunque, alla fine, come tanti altri, anch’io mi sono adeguata. Sono anni, oramai, che aggiungo sempre almeno un punto esclamativo agli auguri, ai saluti, alle scuse, ai complimenti e ai ringraziamenti che invio con WhatsApp. Sono perfino arrivata ad inviare un punto esclamativo da solo, senza testo. Che ci posso fare… d’altronde i linguisti lo hanno detto, stiamo attraversando una nuova fase della storia interpuntiva. Perdonami Giacomo!!!!
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“…da Shakespeare che ha raccontato una delle più appassionate e tragiche storie d’amore della lettura mondiale usando in tutto quattro punti esclamativi…” Da PERDONACI GIACOMO – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



