L’attrice favorita per vincere l’Oscar tra qualche settimana è diventata, in poche ore, l’unica candidata che sicuramente non lo vincerà. Si tratta di Karla Sofia Gascòn, prima transessuale a concorrere all’Oscar, per “Emilia Perez”, film sopravvalutato ma vedibile dell’altrettanto sopravvalutato ma potabile Jacques Audiard. Premiare un film (fintamente) trasgressivo e un’attrice trans sarebbe stato in linea con l’indirizzo inclusivo, politicamente corretto e progressista dell’Oscar, ma qualche birbone è andato a sfruculiare (e divulgare) vecchi tweet della Gascòn ben poco allineati alla bisogna. A proposito dell’Islam Karla Sofia si augura che la Spagna espella “i Mori”, si lamenta che la figlia frequenti una scuola piena di ragazze musulmane “con i capelli coperti e la gonna fino alle caviglie, l’anno prossimo invece dell’inglese dovremo imparare l’arabo”, offende i cinesi e critica la santificazione del nero George Floyd ucciso dai poliziotti (“un drogato truffatore”). Ma soprattutto ha fatto scalpore il commento scritto da lei alla cerimonia degli Oscar dello scorso anno: “Gli Oscar assomigliano sempre di più a una consegna cinematografica indipendente e rivendicativa, non sapevo se stessi guardando un festival afrocoreano, una manifestazione Black Lives Matter o l’otto marzo. Un brutto galà: manca solo che diano un premio al cortometraggio di mio cugino, che è zoppo”. Esaltata fino al giorno prima come un talento prodigioso senza rivali, la povera Gascòn è stata poi lapidata dal suo regista, dagli altri attori e dal coro unanime dell’Academy. Ma come, noi vogliamo premiarti in nome del valore della diversità e della dignità delle minoranze e tu te la prendi con neri, cinesi, musulmani, donne e zoppi come non oserebbe fare neppure il generale Vannacci? Vade retro trans! La miccia esplosiva per scandalizzare i perbenisti è scoppiata in mano ai buonisti, ora anneriti e bruciacchiati come gatto Silvestro dopo le sue imprese maldestre. Meglio comunque i buonisti dei cattivisti, come dimostra un pessimo film italiano, “Io sono la fine del mondo”: mai vista una sceneggiatura così balorda e ripetitiva, mai visto un film comico che non solo non fa mai ridere ma che ti fa passare il buonumore se ce l’hai già e uscire dalla sala avvilito, mai visto un protagonista così privo di talento da non poter essere considerato non solo un comico ma neanche un attore. La ragione del film e l’unico motivo del successo di un prodotto che fa cadere le braccia è il compiacimento di essere stronzi. Evidentemente molto diffuso, nell’epoca di Trump e della Trap.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“L’attrice favorita per vincere l’Oscar tra qualche settimana è diventata, in poche ore, l’unica candidata che sicuramente non lo vincerà. Si tratta di Karla Sofia Gascòn, prima transessuale a concorrere all’Oscar, per “Emilia Perez”, film sopravvalutato ma vedibile dell’altrettanto sopravvalutato ma potabile Jacques Audiard.” Da I BUONI E I CATTIVI – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



