Il maestro venerabile a 80 anni, disgustato dal degrado morale del regno di Chengzhou, decise di andare via fingendosi un umile contadino. Ma sulla porta occidentale venne riconosciuto dalla sentinella Yinxi, che gli impose uno strano dazio: lasciare qualcosa di scritto sulla sua predicazione perché restasse un segnale del suo passaggio su questa terra.
Per la prima volta nella sua vita, dunque, Lao Tze si mise a scrivere.
Nacque un trattato di 5.000 parole in 16 tavole di carta di bambù.
Giunto davanti a Yinxi gli disse:
“Ecco, questa è la traccia del tao”.
Poi prese le tavole e le lanciò in aria in modo che il loro ordine si confondesse.
Il Tao, infatti, è la strada.
Ma può esistere un tracciato per la strada?
Una mappa che la indichi?
Il maestro venerabile lo spiega con due principi:
“Un buon viaggiatore non ha piani precisi e il suo scopo non è arrivare”.
E l’altro è:
“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”
Il senso del viaggio non è il punto d’arrivo ma quello di partenza.
Il senso dell’arrivo non è un luogo ma il viaggio.
Così la nostra vita.
Un viaggio senza mappa che la descriva.
Un ordine senza ordine.
Una traccia senza traccia.
Partiamo da bambini col primo passo e arriviamo da un’altra parte, senza aver mai compreso il luogo dello stare, con il medesimo passo tremante col quale siamo partiti.
Il tao è la strada.
Ecco perché Lao Tze dice:
“Quando si perde il tao emergono la moralità e il dovere”.
Il viaggio è il luogo perfetto della coscienza.
Ma quando si perde la nostra coscienza, altri ci impongano la mappa: moralità e dovere.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Il senso del viaggio non è il punto d’arrivo ma quello di partenza.
Il senso dell’arrivo non è un luogo ma il viaggio.” Da L’ORDINE DI LAO TZE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



