Che succederebbe se in Italia Roberto Benigni si mettesse a capo del PD? La domanda ci è sorta spontanea (come scrivono nei compiti gli studenti poverissimi di spirito) dopo aver visto il suo “one man show” in diretta su Rai Uno: due ore e mezza di filato, senza interruzioni pubblicitarie, nelle quali Benigni, da solo sul palco, ha tenuto incollati 4 milioni e mezzo di spettatori parlando del Manifesto di Ventotene, della CECA, della CEE, del patto di Schengen, di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Luigi Einaudi e compagnia datata primi anni Quaranta. Argomenti da far scappare a gambe levate anche gli avanzi di università (come un tempo c’erano gli avanzi di galera). Quello che ha detto sarà stato condiviso (da chi è di sinistra) o meno (da chi è di destra) ma come lo ha detto è indiscutibilmente prodigioso. Mai sentito un discorso di altissima politica così nobilmente appassionato, articolato con tale chiarezza (dalla rivoluzione americana a quella francese fino alla democrazia europea) e argomentato in modo insieme semplice e profondo: nutrito dalle radici storiche del nostro passato e lanciato verso le prospettive future, tutto energicamente propositivo, come siamo disabituati a sentire da tempo, miracolosamente esente dalla lagna per la decadenza del mondo contemporaneo, fiducioso nelle giovani generazioni (come un politico deve essere, altrimenti meglio fare il filosofo apocalittico che borbotta in tv) e ottimista che ce la faremo pur senza negare ingenuamente le magagne attuali. Insomma, un miracolo oratorio così ben strutturato e sfaccettato da fare invidia a Cicerone e a Quintiliano. Anziché cambiare canale dopo dieci minuti, siamo rimasti attentissimi a bocca aperta per un periodo di tempo che sarebbe lungo anche per un film d’azione tutto sparatorie, inseguimenti e colpi di scena. Da una quarantina d’anni in Italia è lo spettacolo che guida la politica: se la destra ha preso il potere non è stato per merito di politici navigati come Almirante o Fini, ma grazie al re delle televisioni Silvio Berlusconi; se un movimento rivoluzionario finì per diventare il primo partito italiano non è stato per merito di Bertinotti e Diliberto, ma grazie al comico Beppe Grillo. Se il PD è rimasto al palo è perché ha avuto politici puri come Enrico Letta ed Elly Schlein; ha sfondato con i girotondi grazie a Nanni Moretti, si è avvicinato alla vittoria solo con Matteo Renzi, che infatti iniziò su Canale 5 alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno e ha una faccia rubata al palcoscenico (come un tempo c’erano le braccia rubate all’agricoltura) e ha spopolato in piazza del Popolo la settimana scorsa grazie a Claudio Bisio, Roberto Vecchioni, Jovanotti e Paolo Virzì. Ora però c’è il grande Roberto Benigni. Ma il PD, come cantava Mina, perderà così anche quest’ultima occasione che mi dai e sarà tardi quando cercherò di te ed io non voglio più pretendere le cose che non merito da te.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Ma il PD, come cantava Mina, perderà così anche quest’ultima occasione che mi dai e sarà tardi quando cercherò di te ed io non voglio più pretendere le cose che non merito da te.” Da IL SOGNO: BENIGNI PREMIER – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



