PER CHI SUONA LA CAMPANA DI IVAN PAVLOV


Editoriale del 18 aprile 2025

Ivan Pavlov è noto anche al grande pubblico come lo scienziato russo che faceva salivare i cani al suono di una campana. Tuttavia, pochi sanno quale immenso impatto abbia avuto la scoperta della “salivazione psichica” sulla psicologia, la psichiatria, lo studio delle tossicodipendenze e persino sulla psicoanalisi. Cercherò di condensare, nei limiti ristretti di questo scritto, la storia dei “riflessi condizionati”, alla quale Pavlov dedicò oltre trent’anni di ricerche.

Il fisiologo, che inizialmente studiava la salivazione indotta dal cibo, scoprì che i cani iniziavano a salivare ancor prima di ricevere la bistecca, semplicemente alla vista dell’assistente che era solito portare loro il pasto, anche quando questi si presentava a mani vuote. Pavlov rimase affascinato da quell’osservazione e approfondì lo studio della “salivazione psichica” per decenni. Eppure, ricevette il Premio Nobel per la fisiologia della digestione, anziché per le leggi sul riflesso condizionato – segno che neppure la commissione del Nobel aveva compreso appieno l’importanza rivoluzionaria di quella teoria.

Pavlov, che da seminarista aveva abbandonato gli studi teologici per dedicarsi alla fisiologia, commentò così la sua svolta verso i riflessi condizionati: «Ero destinato alla carriera sacerdotale, come mio padre. Ho lasciato il seminario per capire come funziona il corpo, ma ho scoperto che il mio vero destino era comprendere come funziona l’anima».

Il suono di una campana, se ripetutamente associato alla somministrazione di cibo, finisce per diventare esso stesso uno stimolo condizionato, capace di provocare la salivazione. Ma non solo la campana: qualsiasi stimolo neutro – una luce, un profumo, persino la figura dello stesso assistente di laboratorio – può acquisire questa proprietà. Le risposte condizionate non riguardano solo la salivazione: possono influenzare la frequenza cardiaca, scatenare emozioni come paura, desiderio o disgusto, e sono osservabili in tutte le specie animali, dalla lumaca di mare (Aplysia) all’uomo.

– Woody Allen, ascoltando La cavalcata delle Valchirie, scherzava: «Mi fa venire voglia di invadere la Polonia».

– Per Marcel Proust, il ricordo di un pezzetto di madeleine inzuppato nel tiglio – «quello che mi preparava la zia» – era sufficiente a riportarlo a un’infanzia felice.

– Nei disturbi da stress post-traumatico, un rumore improvviso (un tuono, lo scoppio di un pneumatico) può risvegliare il ricordo di un trauma di guerra o di una violenza subita.

Anche nelle dipendenze – da alcol, droghe o gioco d’azzardo – gli stimoli condizionati giocano un ruolo cruciale. Per un ex fumatore, l’odore di un sigaro; per un alcolista, il profumo del whisky; per un giocatore d’azzardo, il tintinnio delle monete: sono tutti segnali che possono innescare una ricaduta, anche in chi aveva deciso fermamente di smettere. Come scrive Dostoevskij ne Il giocatore, l’ultimo fiorino di Aleksey diventa lo stimolo che lo spinge a tornare disperatamente al tavolo da gioco.

Addendum

Per i lettori più pazienti, aggiungo un’ultima curiosità: Eric Kandel riprodusse l’esperimento di Pavlov sulla lumaca Aplysia californica. Al posto della bistecca, però, utilizzò una leggera scossa elettrica. Col tempo, la lumaca imparò a ritrarre il sifone non appena riconosceva la presenza di Kandel, dimostrando che i meccanismi della memoria sono universali, dall’invertebrato all’uomo. Per queste scoperte, Kandel vinse il Nobel nel 2000. Ma questa, come direbbe Kipling, è un’altra storia.

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Ivan Pavlov è noto anche al grande pubblico come lo scienziato russo che faceva salivare i cani al suono di una campana.” Da PER CHI SUONA LA CAMPANA DI IVAN PAVLOV – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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