Caro Gesù,
scusa il mio approccio confidenziale ma è ormai da 61 anni che ci frequentiamo e mi permetto di prendermi qualche amicale licenza.
Anche e soprattutto perché abbiamo una certa comunanza nel dolore.
Tu hai sofferto in Croce per il mondo, mentre la mia croce è stata dal mondo causata.
La differenza non è poca.
Sulle pene del fisico ho trovato un alleato straordinario nel fentanyl, un oppioide legalmente prescritto dal medico, 100 volte più potente dell’eroina.
Purtroppo ai tempi tuoi gli analgesici erano all’acqua di rose e il soldato romano si è limitato a strofinarti con aceto il costato.
Anche da un punto di vista del dolore spirituale mi batti. Tutta la malvagità del mondo te la seri caricata addosso cercando di cancellarla in croce.
Non facile eh… infatti tu te ne sei andato ma la malvagità è rimasta.
Io invece mi sarei accontentato di salvare, oltre ai miei cari, me stesso. Ma la stessa malvagità non mi ha consentito di attuare questo secondo piano strategico: e non mi sono salvato affatto.
Io soffro per i mali miei, e tu hai sofferto per i mali di tutti.
In compenso, però, tu oggi risorgi e io col cavolo che risorgo: mi avvio tragicamente alla fine come un babbeo.
Non so se la differenza è chiara.
Tu ritorni in vita e io cerco di sopravvivere qualche giorno alla morte.
D’altronde tu sei figlio di Dio e io sono figlio di Albino. Che fu una persona veramente perbene, però era solo un uomo.
Tu hai avuto, diciamo così, diverse relazioni.
Trascorrevi le tue giornate con San Pietro, San Giovanni, San Giacomo.
Babbo aveva frequentazioni più modeste. Anche loro santi, ma senza il crisma papale.
Diciamo che anche come giudici non ti è andata così male. Pilato non aveva gli attributi però non era malvagio. Sui giudici miei è meglio stendere un velo pietoso.
D’altronde quello era un console romano, mica robina paesana.
Comunque traccio una riga sul passato e buonanotte al secchio.
Oggi festeggio la tua resurrezione assieme alla comunità dei credenti e non ti chiedo di occuparti dei mali miei: hai problemi ben più gravi, da casa tua sino all’Ucraina.
L’agnello lo mangio, nonostante le lacrimucce della Brambilla e poi mi sbaffo anche una bella fetta di colomba nonostante le raccomandazioni della mia diabetologa e anche due patatine fritte nonostante gli strali del mio gastroenterologo che mi ricorda che non ho più neppure il pancreas, come se non lo sapessi.
Tu risorgi e io mi preparo, grazie al fentanil, a una buona morte.
Se ti ricordi, cerca di regalarmi qualche po’ di tempo: non mi dispiacerebbe affatto. Ma se non potessi pace: non te ne posso fare una colpa.
Mi permetto solo di ricordarti che dopo tanta croce che ho sopportato qualche giornatina serena spetta anche a me. O no?
Buona Pasqua, amico mio.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Tu risorgi e io mi preparo, grazie al fentanil, a una buona morte. Se ti ricordi, cerca di regalarmi qualche po’ di tempo: non mi dispiacerebbe affatto. Ma se non potessi pace: non te ne posso fare una colpa.” Da VARIE RESURREZIONI – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



