Pranzai con Putin (ebbene sì, lo confesso senza provare rimorso né vergogna: è persona
ospitale e anche piacevole) a Mosca quando ne era sindaco in un ristorante tutto tappezzato di
velluto rosso accanto al Bolscioi dove vedemmo i balletti russi assieme a un altro personaggio, il
principe dei drusi Vladimir Jumblatt, che conobbi tempo prima nel suo castello sui monti del
Libano.
Mangiammo piccione farcito (niente di eccezionale) e “insalata italiana”, che a lui piaceva molto.
La famosa insalata italiana era quella che noi in Italia chiamiamo insalata russa.
Albo la preparò in modo sublime con ben pochi ingredienti:
Patate, Pisellini, Carote, Cetriolini sottaceto e uova sode. Condì con olio evo, sale fino e Pepe
nero
Colore: bianca, rossa e verde.
“E’ proprio italiana”, disse: “ha i colori della bandiera: bianca, rossa e verde”.
Che c’entra con la Russia.
“Aggiungi due uova”, gli dissi: “il giallo la renderà più internazionale. E la divorai”.


