Ero in viaggio per Berlino-Est ad un convegno su nuovi farmaci per il Morbo di Parkinson, invitato da Reinhard Horowski, direttore delle ricerche della Schering. Avevo portato con me mia figlia Claudia, un’adolescente alta e longilinea. A Fiumicino mi accorsi con disappunto che avevo con me il passaporto del fratello Diego. Sapevo quanto era difficile entrare a Berlino-Est, soprattutto quanto era pericoloso uscirne. Avevamo meno di due ore prima dell’imbarco! Decisi di affidare il destino di quel viaggio al barbiere dell’aeroporto: un taglio di capelli doveva trasformare il viso di Claudia in quello del fratello. Quel taglio, che tanto mi preoccupava, piacque a mia figlia. Arrivammo a Berlino senza problemi sino al CheckPoint Charlie, il punto di passaggio tra Berlino-Ovest e Berlino-Est. Avevo visto al cinema quel posto leggendario: era difeso da due soldati russi armati di kalashnikov.
Entrammo nella guardiola, dove un giovane soldato russo controllava i documenti. Esaminò velocemente il mio passaporto, me lo rese borbottando “okey” con un duro accento russo. Poi esaminò il passaporto di mio figlio. Confrontava più volte alternativamente la fotografia con la persona che aveva di fronte. Scuoteva la testa dubbioso. Il mio cuore batteva forte! Il soldato smise di guardare il passaporto e guardò a lungo quella figura androgina. Finalmente, esitante come se volesse continuare quell’esame, rese il passaporto mormorando Ty Krusivyy, una parola che avevo già sentito: come sei bello!
L’androgino, che aveva turbato il soldato russo, era l’adolescente Tadzio, che aveva folgorato lo scrittore Gustav Von Aschenbach ne “La Morte a Venezia” di Thomas Mann. Era il sensuale androgino San Giovanni Battista, che aveva affascinato Leonardo Da Vinci, ed è stato per me adolescente il cavaliere di un racconto ispirato al romanzo medioevale “I Cavalieri della Tavola Rotonda” di Chretyen de Troyes : “Dopo il duello, il vincitore tolse l’elmo all’intrepido cavaliere disarcionato e scoprì che era una donna di leggendaria bellezza. Tra i due cavalieri divampò un amore sconfinato”.
Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“era l’adolescente Tadzio, che aveva folgorato lo scrittore Gustav Von Aschenbach ne “La Morte a Venezia” di Thomas Mann.” Da ANDROGINO – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)



