di Antonangelo Liori
Capitolo 1 – La creazione di una metropoli
Mi siedo sul muro dello stagno, Quasi sfioro l’acqua con i piedi. Dietro di me i giganti di Mont’e Prama con i loro occhi ipnotici benedicono il segreto riposto sotto 9 metri d’acqua e due di lino.
Dove i miei piedi tentennano si nasconde un mistero memorabile: una città sommersa dall’acqua dodicimila anni fa.
Non una semplice città. Una vera e propria megalopoli preistorica con decine di nuraghi, templi, strade, viali, piazze.
E questa città sommersa è un continuo con Mont’e Prama, Su Mont’e sa trigu, san Giovanni di Sinis, Tharros e il porto nuragico sommerso dal mare.
Questa metropoli – vasta 5 milioni di metri quadri, il doppio di Roma antica, pari alla New York di oggi – era adagiata su dolci colline e fertili pianure sino a quando il diluvio non la sommerse in parte dopo la glaciazione di Wurm.
Guardo il mistero.
E mi viene in mente l’Atlantide di Platone, e i tirsonei di Esiodo e di Omero, quegli abili e spietati pirati che dominarono su tutto il mediterraneo in un imprecisato periodo nel quale uomini e Dei combattevano insieme la guerra della fondazione della civiltà occidentale.
I tirsonei diedero nome al Tirreno e presero il nome dal fiume che li aveva allevati, il Tirso.
Io sono loro discendente diretto.
Lo dice il dna.
Dodicimila anni di storia nel mio sangue incorrotto, nonostante un destino ignobile e avverso che ha trasformato la patria degli eroi in una Sardegna sconfitta e convinta.
Ha un senso svelare questo mistero?
Sì, ha il senso che nasce dall’orgoglio delle origini.
Questa metropoli costruita dai nostri antenati è più antica di oltre un millennio rispetto a Gobekli Tepe, la città anatolica grazie alla quale gli archeologi hanno messo in crisi il proprio pensiero sulla storia, retrodatando tutto.
Retrodato.
E affondo la memoria in un passato mitico.
Qui, dove io ondeggio i piedi, nacque la civiltà occidentale con i suoi miti e le sue menzogne.
Gli archeologi sardi sbagliarono tutto.
Non seppero riconoscere i segni della storia perché avevano la mente offuscata da libri di testo che facevano provenire il sapere e i suoi uomini dal Medio Oriente.
Invece il libro vero sono i fatti,
E l’unico fatto certo è la città che ha sotto lo stagno il suo cuore.
Non esiste un’origine medio orientale.
Non esiste un’origine di nessuna ‘altra parte.
L’occidente è nato qui, nel paradiso dei muggini, sotto le radici del falasco, nei profumi di sale e terra.
Ho deciso: a 60 anni imparerò a nuotare per immergermi nell’acqua assieme agli archeologi che da settembre inizieranno gli scavi.
Imparerò a nuotare.
Ma se l’acqua mi trascinasse nel fondo non sarebbe una tragedia ma una rinascita.
Tornerei nella città dei miei antenati.
“Ma se l’acqua mi trascinasse nel fondo non sarebbe una tragedia ma una rinascita. Tornerei nella città dei miei antenati.” Da THARROS, LA NASCITA DELL’OCCIDENTE di Antonangelo Liori, Capitol1 La creazione di una metropoli



