Il nostro fritto misto di mare non era granché: solo pesci surgelati, non potendo noi acquistare in prigione pesci freschi.
Albo Valdes però si arrangiava allo stesso modo.
“L’importante – mi diceva – è la semola. Ottanta per cento di semola grossa e venti di rimacinato. Qualcuno ci mette la farina ma sbaglia”.
“Come quelli che mischiano Sant’Agostino con Origene e San Tommaso con Guglielmo da Ockam”, risposi.
“Esattamente, amico mio: proprio così”. E spolverava i pesci di semola per metterli poi sull’olio bollente.
A me aveva assegnato l’obbligo di prenderli col mestolo forato una volta dorati e disporli sul piatto con bastante carta assorbente da cucina.
“Io sono un ockamiano, come ben sai”, mi diceva.
Ma io non rispondevo.
“Considero Tommaso troppo cerebrale”.
E io non rispondevo.
Poi si voltò e vide che sul piatto non c’era un solo pesce fritto mentre le mie gote erano gonfie di cibo.
“vabbè – mi disse – ma così non si fa”.


