Mitridate VI, re del Ponto, temendo di essere avvelenato dai Romani, iniziò ad assumere ogni giorno piccole dosi di sostanze tossiche per sviluppare una resistenza ai veleni. Questa pratica è nota come “mitridatismo”.
Il “mitridatismo emotivo”, invece, è l’assuefazione graduale alla sofferenza altrui: l’indifferenza verso la violenza, le ingiustizie, le tragedie che colpiscono gli altri. È il risultato dell’esposizione continua a immagini e notizie di brutalità, corruzione, atrocità, soprattutto in guerre che non si combattono più tra eserciti, ma tra soldati e civili.
Da bambino, mia madre mi raccontava la storia di Erode e della Strage degli Innocenti. La stessa storia mi veniva ripetuta a scuola, dai maestri e dai professori. L’ho vista rappresentata nei dipinti di Giotto, Guido Reni, Rubens e Poussin. Eppure, davanti a quelle immagini, non provavo empatia per i bambini uccisi, ma ammirazione per la bellezza dell’arte.
Poi è arrivata Gaza.
Pensavo di essere ormai insensibile al dolore degli altri, anche a quello delle madri e dei bambini morti duemila anni fa. Ma secondo l’UNICEF, a Gaza sono stati uccisi 12.000 bambini. Non con la spada, ma lentamente: di fame, di sete, di epidemie. L’immagine di una madre che tiene in grembo il figlio scheletrico, incapace di piangere perché ha finito le lacrime, è straziante. Gaza è peggiore della Strage degli Innocenti, non solo per il numero delle vittime, ma per il modo in cui sono morte.
Uccidere un bambino è sempre un atto brutale. Ma ucciderlo di fame, mentre cerca disperatamente del cibo, è una crudeltà che mescola speranza e violenza. Alcuni sono stati mitragliati mentre erano in fila per ricevere aiuti alimentari. È una forma di male radicale, una perversione del gesto umano più semplice: offrire cibo.
A Gaza, una madre tiene in grembo il figlio di dieci anni. È uno scheletro che non piange più, perché ha capito che sua madre non ha più lacrime, né latte. Netanyahu usa la fame e le epidemie come arma di guerra.
Questa tragedia ha rivelato un’altra forma di mitridatismo emotivo: l’empatia selettiva. Ci si mobilita solo per le proprie vittime, per i propri simili. Per i 40 ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas, per i giornalisti uccisi nei bombardamenti, per il parroco cattolico ferito a Gaza. Ma per i bambini palestinesi, per le madri che li piangono, il mondo resta in silenzio.
Bizan è un ragazzo di 15 anni. Ha perso una gamba. Era stato ferito a un piede, una ferita che si sarebbe potuta curare facilmente. Ma a Gaza non c’è acqua, né alcol, né bende. Quando finalmente ha incontrato un medico, il piede era in cancrena. L’amputazione è avvenuta senza anestesia.
Finché Netanyahu sarà al potere, Erode potrà ancora essere chiamato “il Grande”.
Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“Uccidere un bambino è sempre un atto brutale. Ma ucciderlo di fame, mentre cerca disperatamente del cibo, è una crudeltà che mescola speranza e violenza.” Da MITRIDATISMO EMOTIVO – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)



