Albo rispettava ogni cosa. Anche i deliziosi raviolini di carne che stava preparando. Aveva cucinato il macinato su un delicatissimo soffritto di erbe fini e io assaggiai per capire come andasse di sale. Ma per evitare che mangiassi tutta la ciccia, Albo ritirò la casseruola dicendomi se ricordassi l’ironia di Rousseau nel “Contratto sociale” quando dice:
“Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile.”
“Vagamente”, gli risposi: “invece non dimentico il paragrafo seguente quando afferma:
“quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti”.
Arricciò il naso e rimise in tavola la carne.
“Fra i tutti, però, ci sono anch’io”, commentò.


