Canale d’Isonzo, fronte del Carso, 29 ottobre 2017.
“Caro fratello,
spero stiate tutti bene, così comare Mariangela, e vostra figlia Maria, mia figlioccia, e vostro figlio Pietro, e Francesco, e Giomaria, e Sebastiano, e Francesca.
E spero stiano bene le pecore, e le capre, e le vacche. E anche i maiali, anche se di quelli non si sa mai, che oggi ci sono e domani li uccide la peste, ma poi da due scrofe si rifanno più di prima.
Quando torno apro un negozio e vendo di tutto, dalle stoffe al grano. E di bestie tengo solo maiali per provvista.
Di me ti dico, caro fratello che qua siamo messi male.
C’è stata questa roba di Caporetto che ha dimostrato come Cadorna non capisce niente di guerra.
Quando i nemici sono molti di più è meglio scappare e poi magari vendicarsi dopo.
Infatti meglio cavallo zoppo che morto.
Ma se dici la verità ti puniscono e quindi meglio stare muti.
Più che muti stiamo con la bocca chiusa, perché il mangiare lo abbiamo finto e siamo a razione stretta.
Anche provare a rubare non si può, dato che non hanno niente. Ho visto una vacca talmente magra che non aveva polpa attaccata alla pelle.
E noi dovremmo prendere questa terra qui?
Per farne che?
Già sono poco tonti questi italiani, a fare una guerra per conquistare il Carso.
Che tu il Carso non sai cosa è, ma al confronto la roccia di Madaresu è un paradiso terrestre, che io questo Carso non lo vorrei manco di badas perché poi ci sarebbe da pagare anche il focatico.
Io spero che questa guerra la perdiamo in fretta così ciascuno torna tranquillo a casa sua.
Ti saluto caramente e mi firmo
Giovanni Lai Murgia “
A casa sua Giovanni Murgia non tornò. Fu ucciso da una fucilata austriaca in pieno viso nella battaglia di Codroipo.
Al suo posto, il nonno di mamma, Sebastiano Murgia, ricevette una medaglia d’argento che tenne sempre nella tasca interna della giacca di velluto.
Quando, al termine della guerra, il Carso fu assegnato all’Italia, sputò per terra sussurrando:
“Mio fratello valeva più della roccia di Madaresu. E glielo dicevo: fatti bandito, che abbiamo di meglio da fare in casa”
Capitai, quasi un secolo dopo, a Codroipo per affari e mi recai a mangiare in un ristorante che mi pare si chiamasse “el piron del re”.
Al cameriere che mi proponeva un mare di delizie, domandai un fricò.
Costui, sorridendo, pronunciò una frase per me incomprensibile.
“Chescj talians a no son za une vore stupits”.
Domandai che volesse dire.
“nulla”, mi rispose.
Ripensai al suono delle parole.
E capii il senso:
“Già sono poco tonti questi italiani”.
“Ha ragione. Che mi propone?”.
Mi diede una spettacolare “tajade de manc”, una tagliata di manzo prussiano Le Marblet” cotta alla griglia su pietra lavica con salsa bbq affumicata
Mi offrì persino un bicchierino di amaro Tosolini.
Gentile omaggio della casa all’invasore:
L’italiano tonto ero io.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Di me ti dico, caro fratello che qua siamo messi male. C’è stata questa roba di Caporetto che ha dimostrato come Cadorna non capisce niente di guerra. Quando i nemici sono molti di più è meglio scappare e poi magari vendicarsi dopo.” Da LETTERA DI ZIO GIOVANNI PRIMA DELLA SUA MORTE IN GUERRA Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



