Albo stava male. Per Natale aveva mangiato troppo
cioccolato e il suo stomaco borbottava come un tank russo
in Ucraina.
Io riscaldavo uno splendido capretto che mi avevano
portato i miei familiari.
“Pranzi?”, gli domandai.
“No… sto malissimo… Ho riscoperto il valore della
temperanza, virtù descritta anche da Aristotele”
“Nell’etica a Nicomaco”.
“Giusto”.
“E cosa vuoi mangiare?”
“Vorrei una minestrina”.
“Come te la faccio, di carne?”
“No, troppi acidi urici”
“Di verdure?”
“No, troppe fibre”.
“Di latte?”
“Per carità”
“Di dado con pastina?”
“No, troppi carboidrati”.
“Vabbè, ci penso io”.
Apparecchia e mise a tavola il capretto per me con patate
fritte. Lui frugò nel suo piatto.
“Ma è acqua bollita”.
“Temperanza, Albo, temperanza”.


