ZIA MARIA, CHE A CAPODANNO RINACQUE


Editoriale del 28 dicembre 2025

Mio nonno portò la giovane moglie e le sue due bambine in

Campidano, come diceva lui quando andava a svernare col

gregge, e cioè accanto alle cumbessias di san Serafino a

Ghilarza, avendo trovato un vasto e rigoglioso pascolo.

Il prete gli aveva dato in affitto una, per i tempi, bella casa in

campagna dove la giovane famiglia stette bene.

Nonna era incinta quando scese in pianura e la bambina

nacque di nemmeno sette mesi in seguito allo spavento per

una eccezionale alluvione avvenuta a fine ottobre.

Era troppo piccola, zia Maria, e ci stava nel palmo di una

mano.

San Serafino era isolato dall’acqua e non poterono portarla in

ospedale, dove peraltro sarebbe sicuramente morta.

Nonna allora la stese sopra una tegola ricoperta da fine

cotone coltivato a Busachi. E la ricoprì con un’altra tegola

riscaldata al fuoco del camino.

Ogni 3 ore sostituiva la tegola affinché fosse sempre calda e

nel frattempo, assieme alle faccende, recitava il rosario con le

due figlie più grandicelle che appena balbettavano qualche

parola.

Ogni tre ore, sollevata la tegola ormai appena tiepida,

stringeva al petto la bambina che, non aveva abbastanza

forza per allattare.

Nonna così, dolcemente, le apriva la bocca e le spruzzava il

suo latte direttamente dal capezzolo, con precisione amorosa.

Otto volte al giorno.

Ogni giorno.

Nonno la guardava, disperato ma fiducioso nell’amore di una

madre. Poi prendeva in braccio le bambine. “Ce la farà, Maria

ce la farà”.

Si invocavano entrambi a san Raffaele, a san Serafino e a

santa Maria de su Bonu Accattu, dove fecero promessa di

pellegrinaggio.

Esattamente 70 giorni, 540 tegole, 540 spruzzi di latte in

quella piccola bocca aperta con tenerezza da due dita

magiche.

Nella notte che si apriva a Capodanno, i due coniugi insonni

sdraiati nel letto sentirono zia Maria piangere con forza, e fu il

primo pianto della sua vita, il primo suono che uscì dalla sua

bocca.

Saltarono dal letto, sollevarono la tegola e videro il miracolo

della bambina che allungava le manine verso di loro.

“Ha fame”, disse nonna.

La attaccò al seno e lei strinse avida il capezzolo.

Nonna pianse per la gioia e nonno si vestì per andare a

mungere assieme a “su theracu”.

Nonna gli domandò: “Stai piangendo?”.

Ma un uomo non piange mai, né per la tristezza, né per la

felicità.

“Ma sei matta?” le rispose: “Sapevo da subito che l’avresti

salvata”.

Sacrificò al Dio dei giusti l’agnello migliore.

E lo mise allo spiedo davanti al fuoco del camino.

E mentre “su theraccu” lo girava, lui imboccò le bambine con

la ricotta fresca mischiata col miele amaro.

Amara e dolce è la vita.

Ma perché diventi meravigliosa occorre saper amalgamare

bene e male.

Zia Maria divenne alta e bellissima, fiera come una dea nel

suo costume di orbace rosso.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Nella notte che si apriva a Capodanno, i due coniugi insonni sdraiati nel letto sentirono zia Maria piangere con forza, e fu il primo pianto della sua vita, il primo suono che uscì dalla suabocca.” Da ZIA MARIA, CHE A CAPODANNO RINACQUE – Di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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