«Ma ecco la sorpresa … il Verbo di Dio appare e non sa parlare, viene a noi come neonato che soltanto piange e vagisce… ora a parlare è solo la sua semplice, fragile presenza. «Carne» è la radicale nudità cui a Betlemme e sul Calvario manca anche la parola; come parola non hanno tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio…
Ci sorprende perché si espone al rifiuto, ci incanta perché ci strappa all’indifferenza. È un vero potere quello di diventare figli di Dio: un potere che rimane sepolto finché stiamo distaccati dal pianto dei bambini e dalla fragilità degli anziani, dal silenzio impotente delle vittime e dalla rassegnata malinconia di chi fa il male che non vuole…
Poiché il Verbo si fece carne, ora la carne parla, grida il desiderio divino di incontrarci. Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire.
Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace. La pace di Dio nasce da un vagito accolto, da un pianto ascoltato: nasce fra rovine che invocano nuove solidarietà, nasce da sogni e visioni che, come profezie, invertono il corso della storia…
Non serviamo una parola prepotente – ne risuonano già dappertutto – ma una presenza che suscita il bene, ne conosce l’efficacia, non se ne arroga il monopolio… In Maria comprendiamo che nulla nasce dall’esibizione della forza e tutto rinasce dalla silenziosa potenza della vita accolta».
Estratto dagli 11 minuti e 33 secondi dell’omelia di Leone XIV il giorno di Natale, per cominciare a capirne stile e tono.
Forse, per riconoscere la voce giusta,
bisogna essere come Elia, l’ex violento del monte Carmelo,
e in fuga notturna dentro una caverna sul “Monte di Dio”:
«Ed ecco che il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce,
ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto,
ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto, un fuoco,
ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco, la voce di una calma sommessa.
Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello,
uscì e si fermò all’ingresso della caverna» (1Re 19,11-13)
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“il Verbo di Dio appare e non sa parlare, viene a noi come neonato che soltanto piange e vagisce… ora a parlare è solo la sua semplice, fragile presenza. «Carne» è la radicale nudità cui a Betlemme e sul Calvario manca anche la parola.” Da Salmo 534 NATALE: CORPO E FRAGILITÀ. VARIAZIONI SUL TEMA E SUL CONTRARIO – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



