UN BUON POSTO PER MORIRE


Editoriale del 5 gennaio 2026

Scrivo questo appunto per il corso di Regalità Individuale dal tavolino di un bar che si affaccia sul mare di Torre Grande. La lunga spiaggia vuota che ho davanti in questa mattina di gennaio è il posto nel quale, senza alcuna urgenza, vorrei morire. Qui mi sento parte viva di una dimensione sterminata che disorienta con naturalezza ciò che comunemente chiamiamo tempo e spazio.

Sono tanti gli esseri umani che, in ogni tempo, hanno sentito i limiti di quella che è stata sempre contrabbandata come “realtà”, un vincolo percepito come riduzione, persino come banalizzazione del possibile. La realtà, per loro, era qualcosa di più misterioso di più complicato delle circostanze, qualcosa che sentivano di poter e dover trascendere. 

Le tracce di questi slanci sono disseminate nella storia.

Le cattedrali gotiche, per esempio, con la loro verticalità esasperata, non si limitano a ospitare il culto: puntano fisicamente verso l’infinito. O il Battistero della Piazza dei Miracoli a Pisa, fondato sulla sezione aurea, che cerca una trascendenza attraverso la misura perfetta. O, allo stesso modo, il pozzo di Santa Cristina in Sardegna che dialoga con i cicli cosmici. Oppure le piramidi egizie che trasformano la pietra in un dispositivo metafisico, orientato all’eterno.

Ma questa nobile, innata tensione verso la trascendenza della realtà convenzionale non ha mai avuto vita facile; da una parte molte fedi religiose invece di aprirsi all’infinito l’hanno spesso imprigionata in formulette e dogmi, finendo per mortificarla. Dall’altra la stessa comunità scientifica, in particolare dalla fine del diciannovesimo secolo, ha spesso frenato questa aspirazione burocratizzandola, riducendola a ciò che è misurabile, ripetibile e dimostrabile senza mai concedersi il piacere del dubbio (a parte autorevoli eccezioni. Lo psichiatra Carl Jung, ad esempio, che aprendo l’inconscio al simbolo, all’archetipo e al mistero, si è spinto là dove il sapere sfuma e comincia l’enigma).

Bisogna comunque dire che sul fronte scientifico le cose stanno rapidamente evolvendosi, infatti grazie alla rivoluzione scatenata dalla fisica quantistica le certezze granitiche e la spocchia degli scienziati più convenzionali vengono decapitate senza pietà.  

Per finire è quasi superfluo dire che i monarchi individuali – una categoria dello spirito più diffusa di quanto si possa immaginare – in qualsiasi momento possono trascendere le circostanze esercitando con coscienza, gioia e coraggio il potere di sperimentare, di sbagliare e persino di contraddirsi. Come scrisse con grande efficacia il re individuale e poeta Walt Whitman nel diciannovesimo secolo: «Mi contraddico? Ebbene, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini».

Vasto più o meno come il mare di Torre Grande la sera del 20 luglio 2126 quando, su una comoda sdraio, assisterò al momento del mio trapasso.

Filippo Martinez (Docente di Regalità Individuale)

“Scrivo questo appunto per il corso di Regalità Individuale dal tavolino di un bar che si affaccia sul mare di Torre Grande. La lunga spiaggia vuota che ho davanti in questa mattina di gennaio è il posto nel quale, senza alcuna urgenza, vorrei morire. Qui mi sento parte viva di una dimensione sterminata che disorienta con naturalezza ciò che comunemente chiamiamo tempo e spazio.” Da UN BUON POSTO PER MORIRE – Editoriale di Filippo Martinez (Docente di Regalità Individuale)

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