Povero Albo senza di me – DI ANTONANGELO LIORI


Editoriale (bis) del 4 gennaio 2026

“Dici che ti assolvono?”, mi domandò Albo mentre mangiavamo fichi secchi.

“Credo proprio di sì”, risposi.

“Beato te. Io devo stare qui per altri 12 anni”

“Non credo – commentai – ne hai già 69. Suppongo che ti possano mandare ai domiciliari in ragione dell’età già dal prossimo anno”.

“Serve una famiglia però, e io non ho famiglia”.

I fichi secchi erano pochi.

E quindi lo feci parlare, che era poi la sua unica e vera passione.

“Ricordi la poesia di Rilke?”, mi domando.

“No  – gli dissi – ricordamela”.

E lui iniziò

“Chi non ha casa adesso non l’avrà

Chi è solo, a lungo solo dovrà stare

Leggere nelle veglie e lunghi fogli scrivere

Ed incerto sulle vie tornare

Dove nell’aria fluttuano le foglie.”

E chiosò:

“E io in realtà sono proprio una foglia sola che nel vento fluttua”

“ricordo, ribattei masticando l’ultimo fico”.

“E ti pareva…”, sbottò: “ne approfitti sempre per sbafarmi tutto. Ma cosa hai al posto dello stomaco, un frantoio?”

“Per essere meno incerto e fluttuante cerco di mantenere il mio peso forma. Povero Albo, cosa farai senza si me?”

“Raggiungerò il mio peso forma anch’io”

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