“Dici che ti assolvono?”, mi domandò Albo mentre mangiavamo fichi secchi.
“Credo proprio di sì”, risposi.
“Beato te. Io devo stare qui per altri 12 anni”
“Non credo – commentai – ne hai già 69. Suppongo che ti possano mandare ai domiciliari in ragione dell’età già dal prossimo anno”.
“Serve una famiglia però, e io non ho famiglia”.
I fichi secchi erano pochi.
E quindi lo feci parlare, che era poi la sua unica e vera passione.
“Ricordi la poesia di Rilke?”, mi domando.
“No – gli dissi – ricordamela”.
E lui iniziò
“Chi non ha casa adesso non l’avrà
Chi è solo, a lungo solo dovrà stare
Leggere nelle veglie e lunghi fogli scrivere
Ed incerto sulle vie tornare
Dove nell’aria fluttuano le foglie.”
E chiosò:
“E io in realtà sono proprio una foglia sola che nel vento fluttua”
“ricordo, ribattei masticando l’ultimo fico”.
“E ti pareva…”, sbottò: “ne approfitti sempre per sbafarmi tutto. Ma cosa hai al posto dello stomaco, un frantoio?”
“Per essere meno incerto e fluttuante cerco di mantenere il mio peso forma. Povero Albo, cosa farai senza si me?”
“Raggiungerò il mio peso forma anch’io”


