NONNO MARGIANE, CHE SI SALVÒ DALLA MORTE


Editoriale del 4 gennaio 2026

“Quando arrivai a casa, pesto e lacero, sorretto dai miei fratellastri più che fratelli Millanu e Brellas, mamma scoppio a piangere e mi domandò”, cuore mio, cosa ti ha strappato la pelle e le vesti?”

“Nulla”, gli risposi: “Non sono cose per donne”.  Non avevo ancora compiuto 13 anni. Ed ero “Soboeddu de Bachis Frore”. Bastianino di Bachisio Floris, quello morto sulla neve quando avevo 3 anni appena e del quale non ho mai ricordato il viso.

Ero nei monti, dove nessuno osava passare, con i maiali di famiglia.

Ero abile.

E il mio patrigno mi amava.

I miei fratellastri mi amavano.

Ma non tutti amavano loro.

Vennero i banditi a rubare la mandria e io me ne accorsi.

Cercai di mandarli via ma mi catturarono.

Sarei morto pur di non farmi derubare.

Il mio patrigno, Meghes, e i miei fratellastri erano lontano con una mandria di mucche che stavano figliando e un gregge di capre.

Io ero nel comunale, dove nessuno osava passare.

I banditi erano tre uomini adulti e mi catturarono con “sa soga”, il lazo di cuoio.

Uno dei banditi voleva uccidermi.

“Benché piccolo – disse agli altri – questo bambino è furbo come una volpe, è un margiane. E anche se siamo mascherati ci riconoscerà”.

Ma l’altro bandito a suo modo mi salvò.

“Ho un figlio di quest’età. E non lo sgozzo di certo. Lo leghiamo con le mani dietro la schiena, lo rinchiudiamo in un sacco e lo buttiamo dalla rupe de “S’ilighedda”. Se è davvero una volpe si salverà. Altrimenti morirà.

Così fecero.

Cercai di accovacciarmi e rotolai per quasi trecento metri. Giunto sulla vallata, proprio vicino a questo fiume che vedi, cercai di estrarre dal gambale “a isticca” lo stiletto che da quel giorno portai sempre.

Mi tagliai la mano.

Ma riuscii ad afferrare l’affilata lama e, girandola con grandi difficoltà, riuscii a tagliarmi le corde. Lacerai anche i miei polsi. Ma sangue e dolore non erano importanti quanto la vita.

Poi, con le mani libere, aprii uno squarcio nel sacco ed uscii.

Vidi i maiali lontano.

E decisi di tornare a casa ma prima passai a trovare tiu Meghes e i suoi figli, miei fratellastri ma più che fratelli.

Il mio patrigno, pur essendo balente, quando mi vide lacero e insanguinato pianse.

“Colpa mia”, disse: “Non avrei dovuto lasciarti solo. Ti avrei dovuto mandare Millanu.

“Ci avrebbero ucciso entrambi”.

Io avevo riconosciuto i banditi.

Ma lui non aveva bisogno di chiedermi chi fossero: lo sapeva già.

“Non sono cose da donna, mamma, non sono cose da donne”.

Pochi giorni dopo venne un fratello di mamma, che aveva comprato in Campidano un intero feudo e divenne leggendario grazie alle poesie di Montanaru per la sua forza e il suo coraggio.

“Il ragazzo – disse – lo prendo con me. Qui scoppierà una faida e lo porterò in salvo”.

In salvo mi portò.

Nella sua grande casa feci una scoperta: aveva il bagno, che in paese non sapevano cosa fosse.

E mi diede una camera accanto ai suoi figli.

Dormii in un letto per la prima volta: in paese i maschi non dormivano mai in un letto, fatto per le coppie sposate e per le donne”.

E restai dieci anni con lui, che mi fece ricco pastore donandomi al ritorno dal servizio militare un grande gregge e una grossa mandria di maiali”.

A 28 anni mi sposai, e avevo un gregge ancora più grande e due servi pastori.

L’uomo che mi voleva uccidere lo ammazzarono in una sua campagna al compimento del ventesimo anno da quel furto di maiali. Avevo quasi 32 anni. Lo stesso giorno di vent’anni dopo lo uccisero.

Andai in cimitero.

E uno mi disse.

“Ma non eri in disamistade con lui?”.

“Si, risposi”.

“E perché sei venuto”.

“Perché non esca dalla tomba”, risposi.

Non aveva figli né moglie.

E tutto finì con lui.

Non ero più “Soboeddu de Bachis” ma  “Soboi Frore Margiane”.

 Solo che mi chiamavano per soprannome in mia assenza: nessuno osava dirlo in mia presenza

Scoprii che esisteva il bagno in Campidano.

Ed ero diventato un uomo civile.

Editoriale di Antonangelo Liori

“Mi tagliai la mano. Ma riuscii ad afferrare l’affilata lama e, girandola con grandi difficoltà, riuscii a tagliarmi le corde. Lacerai anche i miei polsi. Ma sangue e dolore non erano importanti quanto la vita. Poi, con le mani libere, aprii uno squarcio nel sacco ed uscii. Vidi i maiali lontano.” Da NONNO MARGIANE, CHE SI SALVÒ DALLA MORTE – Editoriale di Antonangelo Liori

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