Salmo 535 «GENERATO, NON CREATO»: INIZIO DELLA STORIA DELL’ “ARTE”?


Editoriale del 3 gennaio 2026

Ma in italiano, generare e creare non sono forse sinonimi?  Cioè, pur con qualche differenza, generare e creare non sono forse la stessa cosa? Non so se a qualcuno dei cristiani che in chiesa ripetono questa “partitura” è mai capitato di mettersi la domanda, oppure, la si ripete nel massimo disinteresse, visto che si tratta di una formula di fede che non si capisce bene che importanza abbia appena usciti di chiesa. Tanto più che si tratta di un’affermazione considerata “dogma” stabilito dal Concilio di Nicea di cui si celebrava quest’anno il centenario numero millesettecento.

Eppure, forse nel 325 i “padri conciliari” avevano fantasia “creatrice e generatrice” più dei cristiani di oggi che si credono “ortodossi”, cioè “a posto” semplicemente perché pensano “a fotocopia”. Infatti, ciò che hanno fatto al Concilio di Nicea è di pensare che per capire la realtà di Gesù Cristo come “Figlio di Dio” che “genera da sempre”, detto in modo freddo e grammaticale hanno unito il termine “generazione” con l’aggettivo “eterna”, e questo fa la differenza, che esprimiamo nei termini della metafora umana e familiare: la “generazione” è da sempre “dna” del Dio-Padre di Gesù-Figlio, Dio-Padre è da sempre “amore che genera”, è da sempre «relazione” di Padre-Figlio». Senza (amore di) “generazione” non c’è Padre, né Figlio. E neppure Spirito Santo», che, si dice ancora nel Credo, «procede dal Padre e dal Figlio». Un Dio ben diverso da quello di cui ogni tanto ancora si crede di poter dimostrare l’esistenza. Un Dio che forse pittori, scultori, musicisti e “artisti” in genere, più che “filosofi”, hanno sentito in certo modo “consustanziale” con la loro “arte generativa-creatrice”.

Potrà sembrare un volo pindarico, ma alle conseguenze di questa “via affettiva” che non “porta a Dio”, o a dimostrare l’esistenza di Dio, ma “viene dal Dio-di-Gesù” e “porta all’uomo e al mondo”, ho ripensato vedendo l’insistenza con cui il papa ritorna a usare gli aggettivi “disarmato e disarmante” applicandoli il primo gennaio al “volto visibile” di Dio: « quello della totale gratuità del suo amore, per cui si presenta a noi – come ho voluto sottolineare nel Messaggio di questa Giornata Mondiale della Pace – “disarmato e disarmante”, nudo, indifeso come un neonato nella culla. E questo per insegnarci che il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura».

«Senza calcoli e senza paura

comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti»:

se nel nostro tempo non eterno

sono sinonimi di generare,

sarà questo il senso che tu, Signore,

ci hai sognato «a tua immagine»?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Senza calcoli e senza paura comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti» Da Salmo 535 «GENERATO, NON CREATO»: INIZIO DELLA STORIA DELL’ “ARTE”? – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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