Lo sbadiglio è stato il tema della mia tesi di laurea in medicina. Il mio maestro William Ferrari aveva appena scoperto che lo sbadiglio poteva essere indotto nel cane con la somministrazione dell’ormone adrenocorticotropico, conosciuto con l’acronimo ACTH (adreno-cortico-tropic-hormone), un ormone prodotto dall’ipofisi.
Alcuni minuti dopo l’iniezione endoliquorale di ACTH, i cani iniziavano a sbadigliare e a stirarsi come quando si risvegliano dal sonno fisiologico, ma ripetevano questo comportamento ad intervalli di pochi minuti, per ore ed ore!
Il compito a me assegnato era di verificare se l’ACTH produceva lo sbadiglio, oltreché nel cane, anche in altre specie animali. Per un anno intero ho fatto sbadigliare i gatti della mia famiglia, i conigli di un contadino, i ratti e i topi allevati nello stabulario dell’Istituto di Farmacologia. Ho fatto sbadigliare con l’ACTH perfino una gallina ruspante! Per un anno intero ho osservato e studiato migliaia di sbadigli.
Dopo la laurea ho dimostrato che la capacità di indurre lo sbadiglio nel cane era dovuta ad un segmento della molecola del ACTH, che corrisponde alla struttura chimica dell’ormone melanoforostimolante (MSH), l’ormone che ci protegge dai raggi solari con l’abbronzatura. Infine, ho individuato nel gatto l’area del cervello responsabile dello sbadiglio.
A dispetto del fatto che lo sbadiglio è contagioso, non ho mai sbadigliato durante lo studio della molecola della noia
A questo punto della storia è possibile offrire una risposta alle due domande che tanti si sono posti fin dai tempi di Ipocrate: perché sbadigliamo e perché lo sbadiglio è contagioso? L a mia ipotesi è che lo sbadiglio è una risposta inconscia, aggressiva, contro un nemico invisibile: il sonno, quando qesto è pericoloso o socialmente inopportuno. Questa ipotesi spiega perché lo sbadiglio è contagioso e perchè, quando sbadigliamo, copriamo la bocca con la mano o nascondiamo i denti con le labbra.
Il comportamento del gatto che sbadiglia e si stira è quasi indistinguibile da quello di un gatto aggressivo: spalanca le fauci, mostra i denti e le zanne, inarca il dorso, estende le zampe anteriori e protrude gli artigli.
La scimmia Cercopiteco Etiope, se sbadiglia di fronte a uno specchio, continua a sbadigliare a lungo, contagiata dalla sua stessa immagine. Le scimmie Gelada, nel loro ambiente naturale sbadigliano in coro se qualcuna inizia a sbadigliare.
È opportuno segnalare che l’ormone MSH è parente stretto delle molecole del mimetismo: la strategia difensiva e offensiva attuata da certi animali (pesci, molluschi, rettili, anfibi) che consiste in un rapido cambiamento del colore della pelle (che assume quello dell’ambiente) al fine di nascondere la preda al predatore o, viceversa, il predatore alla preda. La mia ipotesi non riguarda solo l’uomo ma tutti gli animali che sbadigliano. Differisce dalle fantasiose ipotesi postulate da alcuni studiosi dello sbadiglio che recitano così: “lo sbadiglio serve a raffreddare il cervello” (un’antica idea che il cervello fosse il frigorifero delle calde passioni). “Lo sbadiglio serve ad ossigenare il cervello”. “Ad espandere i polmoni”. “A sincronizzare, col contagio, il sonno degli individui in una comunità”.
Queste ipotesi ignorano che lo sbadiglio è presente in tutte le specie animali inclusi i pesci !Un comportamento enigmatico, che inizia nel feto al terzo mese della gravidanza e persiste per tutta la vita.
Nel 1963 iniettai MSH nel liquor di una scimmia Cercopiteco Etiope. Intendevo filmarne gli sbadigli da presentare a una conferenza della New York Academy of Sciences.
Ma la scimmia non sbadigliava.
Dopo ore di attesa, ricordai l’esperimento della scimmia allo specchio. Mi avvicinai alla gabbia e iniziai a sbadigliare senza ritegno, spalancando la bocca come un attore tragico. La scimmia mi guardò per qualche minuto, poi iniziò a sbadigliare senza sosta fino a quando io smisi di simulare “sbadigli”. Un pensiero molesto turbò la gioia dell’esperimento: quella scimmia si credeva allo specchio?
Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“Per un anno intero ho fatto sbadigliare i gatti della mia famiglia, i conigli di un contadino, i ratti e i topi allevati nello stabulario dell’Istituto di Farmacologia. Ho fatto sbadigliare con l’ACTH perfino una gallina ruspante! Per un anno intero ho osservato e studiato migliaia di sbadigli.” Da LA SCIMMIA ALLO SPECCHIO – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)



