SANREMO 1971


Editoriale del 26 febbraio 2026

Questa cosa la racconto ai miei nipotini ogni volta che c’è Sanremo.

“Tony, tu non ha nipotini!”

Ho fatto parte della giuria del Festival, nel 1971, quando vinsero Nada e Nicola Di Bari. Chi se ne frega, direte voi. È una delle esperienze più importanti che ho fatto, una di quelle che mi hanno segnato. L’ho messa persino nel curriculum. Chiedete a Maria Jesus, mia moglie.

“Tony, a parte il concerto per flauto dolce che hai tenuto nel 1990 alla casa di riposo Angeli Canuti e quella giuria di Sanremo, nella tua vita non hai combinato niente”.

Andò così. Nel 1971 le giurie si riunivano nella sede dei principali ventidue quotidiani italiani. Tra questi c’era l’Unione Sarda. A mia zia fu chiesto di farne parte. Vendeva crocifissi e madonnine di fronte al Duomo, in un negozio di cui era proprietario un caporedattore del giornale. Lei però mi chiese di sostituirla. Anche se ero un moccioso, troppo piccolo per una responsabilità del genere. E poi mi piacevano i Led Zeppelin e i Doors, Sanremo mi faceva vomitare.

In giuria eravamo in ventisei. Ben prima che iniziasse il Festival ci fecero ascoltare e riascoltare le canzoni, chiusi in una stanza per ore. Non tutte per fortuna, solo quelle che erano arrivate in finale. Dal bar di sotto ci tenevano in piedi con pizzette sfoglia, pasticcini e vernaccia.

Sotto gli occhi del notaio, infilai nell’urna una scheda bianca.

Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)

“Ho fatto parte della giuria del Festival, nel 1971, quando vinsero Nada e Nicola Di Bari. Chi se ne frega, direte voi” Da SANREMO 1971- Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).

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