Che non sia più obbligatorio leggere “I promessi sposi” il secondo anno delle superiori non è uno scandalo, anzi forse è una buona idea studiarli in quarta, nel contesto della loro epoca. Non è scandaloso neppure togliere il Paradiso di Dante dall’ultimo anno e leggere la Divina Commedia in terza e quarta, lasciando così alla quinta solo la letteratura del Novecento (e di inizio Duemila, per chi osa). Quello che non piace al Liceo Quijote della bozza della nuova riforma è lo scopo, la motivazione di queste scelte: la semplificazione. Dante e Manzoni sarebbero diventati troppo complicati per gli studenti del Duemila, quindi, siccome non si può far finta di niente, ridimensioniamo la loro presenza e sostituiamoli con letture più facili e, secondo il Ministro, più gradite ai “giovani d’oggi” (come li chiamava il titolo di un film di circa settant’anni fa: “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi”). E Valditara fa gli esempi di autori come Cesare Pavese, Primo e Carlo Levi, Beppe Fenoglio, cioè gli scrittori che piacevano alla generazione del Ministro quando era giovane e che adesso risulteranno ai quindicenni di seconda liceo sicuramente meno interessanti di Dante e anche linguisticamente non così scorrevoli. Andrebbero bene, continua Valditara, anche gialli di Agatha Christie, horror di Stephen King, fantasy di Tolkien. Tutti tradotti dall’inglese. E la lingua italiana? A parte gli esempi poco felici, sono sbagliate le fondamenta: se la scuola abdica all’insegnamento delle cose difficili (che sono anche quelle di maggiore spessore, più belle, importanti e feconde per la formazione) e le sostituisce con quelle facili, che i ragazzi potrebbero leggere anche da soli, a che cosa serve la scuola? Il tempo passa e ridiscutere i programmi per aggiornarli non va visto come un sacrilegio, anzi è assolutamente necessario, perché la scuola non deve essere imbalsamata e opporsi a ogni cambiamento denuncia un atteggiamento misto di pigrizia, ottusità e ignoranza. Basta però avere un solido punto di vista culturale, altrimenti tanto vale nominare ministri i genitori degli studenti che vanno male a scuola e si lamentano perché gli insegnanti pretendono troppo e i compiti sono difficili.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Dante e Manzoni sarebbero diventati troppo complicati per gli studenti del Duemila, quindi, siccome non si può far finta di niente, ridimensioniamo la loro presenza e sostituiamoli con letture più facili e, secondo il Ministro, più gradite ai “giovani d’oggi” (come li chiamava il titolo di un film di circa settant’anni fa: “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi”).” Da VALDITARA, MANZONI E I GIOVANI D’OGGI – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



