Dice la leggenda nera che Mastru Peppe a 19 anni appena abbia derubato il tesoro dei suoi complici andando a prelevarlo con un carro il giorno prima della spartizione.
La banda – composta da un centinaio di persone – aveva preso d’assalto un grosso centro del Barigadu, prelevando un’ingente somma il giovedì santo.
I banditi si diedero l’appuntamento al lunedì dell’angelo nell’arco di Su Mullone per la spartizione.
Ma mastru Peppe era votato al trionfo.
Prese un grosso carro e il venerdì santo lo caricò di oro e marenghi dirigendosi verso Cagliari, ben conscio che i suoi complici erano abilissimi e spietati nelle montagne ma nudi come bambini in città.
Lì fece fortuna, acquistando il palazzo del caffè Torino in via Roma e aprendo il più bel bar della città.
Poi comprò aziende agricole.
E foreste.
E depositi di legname e carbone.
E fu un gran signore.
Invecchiò in ricchezza, indossando il suo costume d’orbace rosso, e ogni mattina faceva colazione sotto i portici leggendo il giornale.
Divenne pio, devoto e onestissimo.
Ma non si sposò mai.
E non ebbe figli legittimi perché di nessuno si fidava.
Morì nei primi decenni del secolo scorso onorato come un gran signore.
Il carro della fortuna gli si parò davanti.
Ma fu vera fortuna?



